Conte, Alfieri e le sconfitte del centrosinistra
Una lettera dell'ex candidato a palazzo Estense riapre la questione della leadership nell'Unione a Varese
Caro Direttore,
la morale che hai ritenuto di trarre dalla vicenda delle mie dimissioni non mi è ovviamente piaciuta: tuttavia rispetto le Tue opinioni e Ti ringrazio ugualmente dell’attenzione che mi hai ancora una volta riservata. Gradirei peraltro sapere da Te, per mia personale curiosità, nome e cognome delle persone, certamente a Te note, che in questi anni avrebbero "lavorato seriamente per la gestione politica della città, anche se dall’opposizione" e che avrebbero per questo avuto maggior titolo, rispetto ad un burocrate prestato alla politica, a gestire una coalizione in grado di proporsi per la guida della città. Ti sarò grato se vorrai darmi una risposta pubblica, anche per diradare le nebbie che rendono difficilmente interpretabile il Tuo editoriale del 27 scorso. Ti ringrazio e Ti invio i più cordiali saluti.
Antonio Conte
Carissimo Antonio Conte,
la ringrazio per la sua cortese lettera. Non ci sono nebbie da diradare, ma la sua richiesta di aprire una riflessione pubblica non può essere disattesa.
Lei non è "un burocrate prestato alla politica", giudizio che lascio a quelli che sono stati suoi avversari in campagna elettorale. Certo che comunque per lei questa esperienza era diversa da chi vive la politica quotidianamente. I suoi meriti rispetto alla città di Varese sono noti a tutti e non solo per essere un vero gentiluomo, ma per le sue competenze. La scelta dei partiti dell’Unione di candidarla arrivò in extremis dopo una lunga ed estenuante fase di mesi in cui ogni giorno qualcuno aveva qualcosa da dire, ma senza trovare soluzioni. Alla fine si tirò fuori dal cilindro il suo nome. Il resto è noto.
Una situazione che vide protagonisti molti soggetti. I due maggiori partiti Ds e Margherita in modo diverso hanno avuto un ruolo centrale.
Alessandro Alfieri era il candidato "naturale", ma lui si ritirò. Diverse valutazioni fecero saltare il suo nome perchè "non poteva vincere".
Non sta ai giornalisti fare valutazioni politiche, compito che spetta ai partiti, ma certamente colpisce che spesso questi sono malati da una sorta di strabismo.
Alfieri era lo stesso che venne preferito a Raimondo Fassa cinque anni fa perché serviva "il primato della politica" e Fassa non faceva parte di questa logica.
Come finì è noto a tutti. Fassa andò da solo e ottenne un buon risultato elettorale per la sua lista, ha poi partecipato alla vita politica della città a modo suo dai banchi dell’opposizione. Poi, nel periodo preelettorale delle amministrative si è avvicinato all’Udc, ha garantito l’accordo della CdL ed è stato "premiato" con un assessorato a Gallarate.
Allora, nel 2002 non si diede luogo all’esperimento che lui chiedeva: una coalizione civica. Fu buona scelta o no, non sta certo a me dirlo. I risultati sono lì da vedere.
Quello che si fatica a capire è perché se Alfieri era il migliore dei candidati non sia stata premiata la sua azione politica di cinque anni ripresentandolo. Non andava bene lui? Allora si poteva scegliere uno dei giovani dei Ds che avevano lavorato bene in Consiglio comunale. L’Unione avrebbe lo stesso perso? Può darsi, ma qualcuno ha in mente cosa è il Brasile? Lula è stato appena rieletto, ma la sua prima vittoria arrivava dopo quattro sconfitte del suo partito con lui candidato.
A Varese, e non solo perché in Lombardia va così da molto tempo, invece le cose sono diverse. Si fa e si disfa una tela come nemmeno Penelope sarebbe stata capace di far altrettanto bene. E il risultato si sa qual è.
Lei ha fatto bene quello che poteva fare. Se avesse avuto più tempo forse avrebbe avuto un risultato meno pesante, ma tanto è. Oggi l’opposizione a Varese è di nuovo da capo a cercare un leader. La politica è cosa difficile, complessa e non è certo l’arte della creatività. Gli elettori sono capaci di scegliere e finché il centrosinistra non troverà il modo di saper parlare, proporre e costruire una diversa ipotesi della gestione dell’amministrazione, sarà sconfitto. E a nulla vale parlare di "questione settentrionale" o di più o meno suggestive ipotesi di alleanze del nord.
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