Dalla Chiesa: «Dobbiamo capire quale ricerca vogliamo»
Il Sottosegretario alla Ricerca ha visitato la Liuc nell'ambito di un tour conoscitivo delle universitarie italiane
Qual è lo stato della ricerca universitaria italiana? quale il suo rapporto con le aziende? quale il suo contributo allo sviluppo del paese?
Sono domande a cui vuole rispondere Nando Dalla Chiesa, sottosegretario all’Università, che ha deciso di incontrare il mondo accademico per capire quali sofferenze viva il settore.
In questo suo tour conoscitivo, è giunto a Castellanza dove si è incontrato con i vertici della Liuc, con i suoi professori e ricercatori.
I docenti hanno inquadrato la situazione, per la verità peculiare, che si vive all’ateneo Cattaneo dove le dimensioni e lo stretto legame con le associazioni di categoria favoriscono comunque uno scambio continuo e proficuo con il sistema produttivo.
Il problema, sollevato dai professori, riguarda il fatto che è sempre la componente accademica a farsi avanti, per cercare di individuare le richieste del mondo produttivo. Un’energia propositiva che, comunque, non sarebbe nemmeno sbagliata se quasi tutti i filoni di ricerca non fossero legati alla disponibilità ( limitata) di finanziamenti pubblici.
In verità, gli stessi ricercatori di Castellanza hanno ammesso la condizione privilegiata in cui si trovano ad operare: grazie alle dimensioni piccole, al sistema snello e agile e al rapporto privilegiato con le associazioni di categoria, l’attività di ricerca è sicuramente uno dei fiori all’occhiello del giovane ateneo.
«Il futuro del nostro paese è strettamente connesso allo sviluppo della ricerca universitaria – ha spiegato il sottosegretario Dalla Chiesa – capire dove si vuole andare è determinante per individuare una strategia dei programma di ricerca. Se noi consideriamo l’elevato patrimonio culturale presente in Italia, si potrebbe pensare di sostenere ogni lavoro che vada nella direzione di un miglioramento tecnologico di tutela dei beni culturali. Considerando il progressivo invecchiamento della popolazione italiana, verrebbe naturale sostenere campi di ricerca medica, biomedica che diano risposte concrete alle nostre esigenze».
Per stessa ammissione di Nando Dalla Chiesa, questa visione precisa di che cosa voglia il sistema Italia non esiste ancora: il campo della ricerca al momento è vastissimo e si parcellizza in troppi rivoli, che producono dispersioni di fondi e di energie.
La via da tracciare passa comunque da un confronto serrato tra mondo accademico e mondo economico: un colloquio alla pari dove l’ateneo si svesta del carattere autoreferenziale che lo rende irragiungibile: «Oggi le nostre università soffrono di un’immagine eccessivamente negativa – commenta dalla Chiesa – le graduatorie internazionali ci relegano in posizioni bassissime. Ma spesso questo è il risultato di una campagna di informazione basata sollo sugli elementi negativi e poco attenta ai grandi risultati ottenuti. Si deve giocare meglio la carta della comunicazione positiva».
Per la ricerca universitaria italiana, dunque, si apre una fase di "conoscenza", mentre negli altri paesi si galoppa verso i risultati.
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