L’ospedale pediatrico è l’isola che non c’è

Il Comitato Tutela Bambino in Ospedale chiede che sia risolto una volta per tutte il problema dei piccoli che hanno bisogno di cure particolari e vengono ricoverati nei reparti con gli adulti

Il Comitato Tutela Bambino in Ospedale è sconcertato da quanto è emerso dall’incontro tra il direttore generale Pampari e i politici.
Il tema è a tutti noto e riguarda i bambini che, per una "particolare" organizzazione di questo ospedale, assolutamente diversa da tutti gli altri della Provincia di Varese (potrei allargarmi a livello nazionale, ma mi limito alla provincia), invece di essere ricoverati in pediatria, finiscono nei reparti adulti, senza essere mai visitati da un pediatria, magari posti accanto (non per insensibilità del personale, ma per una questione logistica di spazi) ad un paziente anziano terminale con tubi e tubicini (dandosi reciprocamente disturbo), con locali assolutamente inadeguati ad ospitare minori.
Come si può, quindi, continuare a sostenere che il Ponte è un ospedale pediatrico, quando quasi la metà dei bambini ricoverati in questa azienda ospedaliera non vi ha accesso? Il Ponte è una bella isola, ma l’ospedale pediatrico è l’isola che non c’è.

Ebbene, il Direttore Generale ha affermato che, per i bambini ammalati di Varese, attualmente, non c’è nulla da fare. Nessun progetto, nessun nero su bianco che preveda un persorso pediatrico per i piccoli che hanno la sfortuna di avere una patologia che richieda un intervento chirurgico o specialistico. Continueranno a rimanere nei reparti degli adulti!
Quasi il 50% dei minori, quindi, né oggi, né in futuro godranno di una collocazione a misura di bambino, nonostante il nuovo ospedale, nonostante siano anni che il CTBO denunci il problema.
Nessun programma per loro e, fatto ancora più grave, non per colpa dell’attuale amministrazione, a detta del Direttore Generale, ma delle precedenti amministrazioni, che non hanno mai pensato ai bambini. Ma come è possibile? 
Questa settimana  è la settimana dell’infanzia; scuole e comuni stanno realizzando iniziative sui diritti dei bambini. Essi imparano che hanno diritto alla salute, all’amore, alla comprensione, al rispetto delle loro esigenze. Ma il diritto più elementare, di essere bambini e non solo un corpo malato, viene negato proprio dall’Istituzione Ospedale che, in quanto cura e guarisce, dovrebbe proteggere i piccoli ricoverati.
Noi continueremo a gridare con forza che tutti i bambini devono restare in pediatria. Quello di Varese è un ospedale che non garantisce a tutti i minori, un ricovero nell’unità pediatrica. Davvero la città si merita tutto ciò?
Ci sono due alternative possibili: o viene potenziato l’Ospedale del Ponte in modo che possa accogliere tutti i bambini, o la pediatria viene spostata al Circolo in concomitanza con l’apertura del pronto soccorso pediatrico, seguita subito dopo dalla neonatologia, dall’ostetricia e dalla neuropsichiatria infantile.
La terza possibilità, quella descritta dal dottor Pampari, di mantenere tutto com’è, è la più incivile e noi adulti, con i politici in prima fila, dovremmo vergognarci di trattare in questo modo i nostri bambini, proprio nel momento in cui, entrando in contatto con la malattia e la sofferenza, sono più indifesi.

Certo, il dottor Pampari ha dichiarato di essere, in linea di principio e a livello personale, d’accordo con le richieste del Comitato Tutela Bambino in Ospedale e di condividere l’opinione che sarebbe più economicamente conveniente far rientrare il Ponte al Circolo, ma di non essere lui a decidere.
E allora, chi deve decidere, per favore, si faccia avanti!

Emanuela Crivellaro – Comitato Tutela Bambino in Ospedale

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Pubblicato il 20 Novembre 2006
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