Per controllare i boschi una videocamera mobile

Grazie alla tecnologia ricostruiti incidenti e identificati i responsabili di numerose discariche abusive in Valcuvia

Troppo care le telecamere "classiche", troppo esteso il territorio da controllare. Due problemi risolti dalla Polizia Locale del Verbano con l’utilizzo di strutture mobili. L’impiego di questi mezzi viene spiegato dallo stesso Ettore Bezzolato, comandante della Polizia locale del Verbano, che ha chiarito le modalità di utilizzo e la finalità della videosorveglianza nei piccoli comuni della Valcuvia.
I cartelli (nella foto) che segnalano la presenza di videocamere per il controllo del territorio si trovano sempre più frequentemente nelle vicinanze dell’indicazione del comune in cui si sta entrando. Accanto ai classici limiti dei 50 km/h e gli ormai consueti avvisi del controllo elettronico della velocità, forse non sempre vengono notati i nuovi cartelli con una videocamera disegnata sopra, ma per la legge sulla tutela della privacy
è obbligatoria la segnalazione della videosorveglianza.

Bezzolato, in cosa consiste la videosorveglianza nei piccoli comuni del medio Verbano?
«I piccoli comuni non possiedono le risorse che ha Varese per poter installare un impianto da migliaia di euro, quindi stiamo sperimentando l’uso di una videocamera mobile. Per far capire il volume di spesa che comporta attrezzare seriamente una zona: ogni videocamera costa dai 7 ai 10 mila euro, mentre la centrale operativa, che noi non abbiamo ancora, è attorno ai 25 mila euro. Le amministrazioni comunali hanno deciso di lavorare in rete dividendo le spese per l’acquisto dell’attrezzatura e iniziando a sperimentare l’utilizzo della tecnologia video. Il progetto è partito circa un anno fa, ci siamo attrezzati con una videocamera che viene piazzata in luoghi diversi a seconda delle esigenze».


Quali sono i paesi che hanno aderito all’iniziativa?
«Caravate, Castello Cabiaglio, Casalzuigno, Cittiglio, Cuvio, Gemonio, Leggiuno, Monvalle e Sangiano aderiscono al progetto della videosorveglianza mobile. Alla piattaforma ecologica della Comunità Montana della Valcuvia di Cuvio c’è invece una videocamera permanente a controllare la zona».

Dove vengono piazzate la videocamera e per quanto tempo restano in funzione?
«Le zone controllate sono quelle a maggior concentrazione di persone, i luoghi dove vengono segnalati atti vandalici o situazioni di degrado ambientale. Solitamente la si posiziona per un minimo di 48 ore fino a un massimo di 10 giorni, quando è possibile collegare l’apparecchio all’alimentazione della corrente, visto che le batterie hanno un’autonomia di due giorni. L’hard disk su cui si immagazzinano le immagini viene visionato in un secondo momento collegandolo ad un computer».

Quali sono le potenzialità di questo strumento tecnico per combattere la criminalità?
«La cosa più importante da dire sull’argomento è che la videosorveglianza ha una funzione di controllo del territorio e non può essere utilizzata per accertamenti di reato diretti, salvo che l’autorità giudiziaria non lo autorizzi. Le videocamere hanno quindi lo scopo di registrare quanto accade in una via o in una piazza, l’accertamento penale è residuale. Se poi accidentalmente si scopre che nelle vicinanze è avvenuto un furto oppure si notano dei movimenti strani, allora la polizia locale è autorizzata a conservare le registrazioni e trasmetterle in questura per i procedimenti penali. Nel caso di reati amministrativi si procede invece con la notifica della sanzione».

Quali tipi di reati è capitato di scoprire grazie alla videocamera?
«La videosorveglianza ha un forte potere deterrente, più che reale
. Può essere utile per individuare il responsabile di atti vandalici o reati lievi, ma i delinquenti veri non si lasciano sicuramente incastrare da una videocamera. Spesso però, più che fornire delle prove incriminanti, la videosorveglianza ci ha permesso di acquisire elementi utili alla ricostruzione di reati che hanno avuto luogo nelle vicinanze dell’obiettivo: possiamo controllare i movimenti e le persone».

Può fare alcuni esempi in cui le registrazioni sono state utili alle indagini ?
«Grazie alla videocamera posta a controllo della piattaforma ecologica di Cuvio abbiamo scoperto diverse persone che abbandonavano  impropriamente i loro rifiuti e abbiamo proceduto alla notifica della sanzione amministrativa. Spesso inoltre le videocamere private delle banche o dei distributori di benzina, a cui noi possiamo accedere, ci sono state utili per ricostruire la dinamica degli incidenti».

Qual è il destino dei video una volta controllate ?
«Le registrazioni vengono cancellate per obbligo di legge dopo 48 ore a meno che non vengano riscontrate delle difformità. Le norme che regolamentano la privacy sono molto severe. L’uso improprio del materiale video ha come conseguenza la concellazione di tutto il materiale archiviato. Quindi occorre stare molto attenti all’utilizzo delle immagini».

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Pubblicato il 28 Novembre 2006
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