Quando il wireless è tabù, anche al massimo livello

Viaggio nei palasport di serie A, con sale stampa troppo spesso sprovviste di collegamenti moderni. Il PalaWhirlpool tra i pochi impianti promossi

L’ultimo esempio "old style" in ordine di tempo lo abbiamo avuto domenica sera a Biella: infausta la partita della Whirlpool, tragicomico l’invio della corrispondenza. In una città piena di outlet, con un progetto avviato per un nuovo palasport, la connessione per i giornalisti era affidata a poche prese telefoniche tradizionali (i vecchi "doppini"), per di più a bordo campo e non in sala stampa.

Le nuove tecnologie infatti faticano a farsi largo anche in quei luoghi – e qui parliamo di palazzetti dove si gioca la serie A di pallacanestro – dove il wireless dovrebbe essere la regola. Con questo sistema si evitano problemi di connessione, ragnatele di cavi e di prese, lentezze varie. Ma in molti non se ne sono accorti.
Non è – per fortuna – il caso di Varese: il PalaWhirlpool è stato uno dei primi ad attrezzarsi con un router (il dispositivo che permette la connessione senza fili a più computer) e da due campionati non presenta problemi. Stessa cosa a Cantù: palazzetto antiquato in tutti i sensi tranne che per il wireless, comparso nella scorsa stagione.
Ma i problemi rimangono in parecchie arene. Al celebratissimo Forum di Milano (foto sopra: Magnano in sala stampa), dove la moda supera il basket giocato, il wireless (almeno fino alla scorsa stagione) era solo per chi se lo può pagare: agli altri rimane la vecchia linea, come avviene a un altro palazzetto all’avanguardia come il PalaMalaguti di Bologna, casa della Virtus.
Promossa a voti pienissimi invece l’altra società felsinea, la Fortitudo: il PalaDozza (foto sotto di Marco Guariglia) è super fornito dal wireless, sia sul campo sia in sala stampa. Buone notizie anche da Roma e dal PalaLottomatica, molto ben servito.

Già detto di Biella, andiamo a Reggio Emilia: grande cortesia da parte degli addetti, ma solo tre prese tripolari tradizionali, una delle quali collegata al fax e quindi inutilizzabile fino a quando vengono spedite le statistiche ufficiali alla Legabasket. «Problemi simili ci sono anche a Capo d’Orlando» racconta Francesco Caielli, inviato sui campi di tutta Italia dal quotidiano "La Provincia" «per non parlare di Roseto, assolutamente impraticabile». Una questione che ora non si pone più, visto che la società abruzzese è ora fallita.

Anche al PalaSclavo di Siena, dove per diversi anni si è giocata l’Eurolega, il wireless rimane solo nelle intenzioni: tante linee funzionanti, addetti cortesi e preparati ma niente connessione via etere. Una situazione che si verifica anche a Udine, Napoli e Treviso, arene di medio o alto livello.
Chiudiamo con un plauso a Legabasket, che nel corso degli anni ha migliorato il servizio negli eventi da essa organizzati. A Forlì, in occasione dell’ultima "Finale a otto" di Coppa Italia, il wireless ha accompagnato il lavoro di giornalisti e fotografi per tutti e quattro i giorni di gara. Ora però la Lega farebbe bene a "farsi sentire" presso le società per dare una sferzata tecnologica a palasport rimasti all’età della pietra.

Basket e wireless

Promosse: Fortitudo Bologna, Varese, Roma, Cantù, eventi Legabasket.
Rimandate: Siena, Udine, Treviso, Napoli
Bocciate: Biella, Reggio Emilia, Milano, Capo d’Orlando, Virtus Bologna.
Non esaminate: Teramo, Scafati, Montegranaro, Avellino, Livorno.

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Pubblicato il 23 Novembre 2006
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