Una gita sulla sedia a rotelle. E non è così male

Questa è la provocazione degli studenti dei licei del Viale dei Tigli. Che dopo questa esperienza hanno allestito una mostra e realizzato un divertente calendario, per sensibilizzare coetanei e adulti

Sedia a rotelle, questa sconosciuta. Forse, per un ragazzo di quinta liceo che insegue la patente, non sono esattamente queste le quattro ruote a cui pensa ogni giorno. Eppure, per chi ne ha bisogno, anche una sedia a rotelle può essere vista come un grande strumento di indipendenza, tanto quanto l’automobile sognata da chi compie 18 anni.

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Sembrerà irrispettoso dirlo ma una carrozzella non è né un marchio né una persona: è solo uno strumento. Se la definizione vi suona strana, provate a fare un giro al Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci di Gallarate. Perché in questi giorni agli studenti di viale dei Tigli sta succedendo una cosa particolare: a differenza di tante altre persone i ragazzi non vedono più a disagio né una sedia a rotelle né le persone che devono starci sopra. Hanno appreso un vero insegnamento, di quelli che aprono gli occhi, e che sperano di poter diffondere anche ai più grandi, attraverso un’esposizione fotografica che rimarrà allestita nei corridoi dell’Istituto fino al 2 dicembre.

Ma cosa rappresentano queste fotografie e come sono state scattate? Tutto è iniziato circa due anni fa quando Raffaella Calbucci e Chiara Brivio, due docenti dell’ITPA Rosselli, furono costrette ad affrontare una realtà difficile in una loro classe. Marco Carabelli, il classico studente carino e ambito, perse l’uso delle gambe a causa di un incidente stradale. Venne curato all’Unità Spinale del Niguarda, per affrontare non solo la malattia, ma anche il disagio. Un disagio che Marco ha superato con forza d’animo, una forza che ha stupito le sue stesse docenti. «Proprio Marco, quando lo andai a trovare ha voluto darmi questa idea», racconta Raffaella Calbucci che ha curato il progetto con le docenti Chiara Brivio e Maria Rola, «Mi chiese perché non portavo i miei studenti a visitare il Niguarda, invece che al solito museo. E così iniziò questa esperienza, che ho iniziato all’ITPA e che ora proseguo con la professoressa Brivio anche qui al Liceo».

Così per la scorsa estate la docente ha proposto agli studenti delle classi 4°D e 4°A/C dello Scientifico e 2°A 2°B del Classico, qualcosa di provocatorio: provare, per qualche giorno, a stare su una sedia a rotelle, per capire veramente cosa significhi la disabilità.

Il percorso è stato graduale, ovviamente, anche perché avrebbe spinto i ragazzi ad interagire con i loro coetanei in cura al Niguarda: «Inizialmente abbiamo invitato in classe Gabriella Rossi, una psicologa che a suo tempo aveva aiutato Marco», prosegue Calbucci, «Chiese ai ragazzi di associare delle idee alla parola disabilità, e in tutti i casi uscirono solo termini foschi, negativi, decisamente sconfortati». Una partenza sicuramente non facile per un progetto che, per contro, voleva dare un’altra idea della disabilità.

Certamente non è uno stato fisico che si augura a nessuno, eppure da lì a poco i ragazzi avrebbero scoperto, lentamente, che la parola “disabilità” non è affatto sinonimo di “fine”, anzi a volte è un inizio. «Per l’incontro successivo abbiamo visitato una mostra di vignette sulla disabilità, a Monza, quella fu la prima lampadina: scoprimmo il lato autoironico che spesso contraddistingue chi è in queste condizioni, un aspetto fondamentale in grado di far superare un visione unicamente dolorosa. Per la prima volta gli studenti hanno capito che non esistono i disabili, ma solo persone con disabilità».

Ma l’esperienza dei ragazzi doveva ancora arrivare al nucleo principale, quello più illuminante. Per due giorni, infatti, hanno deciso di provare a mettersi su una sedia a rotelle. Il primo giorno hanno preso familiarità con il “mezzo” nella palestra del Niguarda, dove hanno imparato da un fisioterapista a giocare a basket o pingpong su sedia a rotelle, a superare piccoli gradini, ad affrontare la vita di tutti i giorni insomma.

Durante l’incontro successivo la “prova del fuoco”, alla quale forse bisognerebbe sottoporre anche qualche sindaco… i ragazzi, infatti, hanno provato a percorrere un piccolo tragitto, dal Niguarda a Piazza Duomo, con la loro sedia a rotelle, usando i mezzi pubblici. «Si sono accorti come piccoli particolari ai quali generalmente non si pensa, come il pavè della strada, i binari della metropolitana o semplicemente un bancone troppo alto al bar, possano diventare veri e propri ostacoli, che potevano superare solo aiutandosi a vicenda», conclude la docente.

Per una volta, un esempio di insegnamento realmente efficace, anche se poco “convenzionale”. Ma il risultato non lascia dubbi: dalle foto esposte all’istituto è evidente quanto ora i ragazzi siano cresciuti, hanno fatto anche amicizia con lo stesso Marco, che ha vissuto con loro questi giorni, e con altri ragazzi disabili. Così, se ora gli chiedi a cosa pensano quando dici “disabilità”, ti rispondono tranquillamente di pensare a Marco, Fulvio, Enzo, Francesco: persone speciali di cui hanno imparato a non vedere solo le carrozzine.

Il successo della mostra, inoltre, ha convinto i docenti a rimandarne la chiusura, precedentemente programmata per metà novembre: chi vuole è ancora in tempo, ma solo fino al 2 dicembre. Dall’entusiasmo dei ragazzi, poi, stanno nascendo nuove iniziative. Prima fra tutte la realizzazione di un calendario, con una selezione degli scatti più divertenti e significativi. Si tratta di un oggetto dal contenuto poco retorico, anzi simpatico e provocatorio. La pubblicazione si può acquistare direttamente al liceo o alla segreteria dell’Aus Niguarda, l’Associazione Unità Spinale, alla quale saranno devoluti i ricavati.

Nei prossimi giorni, invece, i ragazzi sperano di poter organizzare nella palestra del liceo una partita a basket su sedia a rotelle, in collaborazione con la squadra paralimpica di basket varesina, creando squadre miste. Gli studenti sembrano particolarmente agguerriti, visto che, come racconta uno di loro, Domenico, solo ieri sera si sono allenati in una palestra di Valle Olona, per non essere da meno…

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Pubblicato il 30 Novembre 2006
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