«Molte le varianti locali della lingua italiana»
Prosegue la polemica tra Sindaco e Lega Nord sui corsi di lingua araba organizzati dall’associazione culturale islamica. La riposta del segretario cittadino del Carroccio
riceviamo e pubblichiamo la risposta del segretario cittadino della Lega Nord al sindaco Gilli sulla polemica sollevata dopo la latizia di corsi di arabo organizzati dall’associazione culturale islamica:
Un po’ di confusione forse la fa il signor Sindaco Gilli. Come si fa a sostenere che una lingua non esista perchè ha delle varianti locali? Tutte le lingue hanno delle varianti locali. L’italiano parlato a Bergamo non è lo stesso di quello parlato a Siracusa. Il tedesco si suddivide addirittura in tre grandi aree distinte (ovviamente corredato da microvarianti locali). L’inglese viene pronunciato in maniera diversa a seconda della contea in cui ci si trova, eppure nessuno ha mai pensato di giudicare insesistente l’inglese. Provare per credere. Il lombardo occidentale, al pari di ogni altra lingua ha differenti varianti locali: il milanese, il basso milanese (lomellinese, pavese, lodigiano), il brianzolo, il bustocco, il legnanese, il saronnese, il comasco, il laghee, il bosino, l’alto ticinese e il valtellinese.
E’ ovvio che fino a poco tempo fa nei diversi paesi la parlata avesse delle varianti fonetiche e alcune parole cambiavano, ma questo succede in ogni lingua conosciuta sulla faccia della Terra. L’arabo in primis è diverso a seconda della zona, tanto differenti sono alle volte le varianti dialettali che certe volte risultano incomprensibili agli stessi parlanti. Dovrebbe saperlo chi dice di averlo studiato per un anno. O forse non è una lingua nemmeno l’arabo? Vuole chiedere che si insegni l’arabo classico oppure quello parlato al Cairo, oppure le va bene quello che conoscono localmente? Certo che se si vogliono trovare difficolta’ che rendano impraticabile l’insegnamento della lingua lombarda, si puo’ anche pretendere il piu’ sviscerato campanilismo chiedendo che nei diversi quartieri di Sarònn si insegnino le varianti antiche della lingua, ormai non più adoperate.
Purtroppo bisogna scontrarsi con questioni di ordine pratico: i parlanti sono pochi, caro Signor Sindaco e se non facciamo seriamente qualche cosa, allora la lingua lombarda, così come tutta la nostra cultura andranno davvero a quel paese, altro che micro varianti del saronnese doc.
Copiamo piuttosto dagli altri paesi europei dove si è avuto il coraggio di sacrificare alcune varianti (ormai parlate solo da pochi anziani) per insegnare la lingua locale nelle scuole pubbliche. Niente di nuovo in politica linguistica, visto che anche per l’insegnamento dell’italiano si applicarono gli stessi criteri, adottando la variante alta del toscano dei letterati. Nulla di scandaloso se per il lombardo occidentale si scegliesse il milanese scritto per l’insegnamento nelle scuole.
Forse però lei però confonde tra grafia e lingua parlata.
Smettiamola poi di chiamare il lombardo occidentale dialetto dell’italiano, perchè non ci sta nè storicamente, nè linguisticamente, appartenendo il lombardo al gruppo delle lingue neo-romanze occidentali. L’italiano ed i suoi dialetti invece, come lei ben saprà, avendo letto il vecchio Gerhard Rohlfs, appartengono invece alle lingue neo-romanze orientali.
Comunque per avere vera integrazione bisogna avere radici profonde, ma fintantoché ci sarà gente che si porrà falsi problemi solo per il gusto di disquisire sul sesso degli angeli, la nostra lingua locale e tutta la cultura ad essa collegata, spariranno per sempre.
ALLEGO CARTINA APPROSSIMATIVA, visto che non trovo purtroppo quella del Pellegrini, noto studioso di lingusitica che compilo’ una mappa lingusitica del Regno Sabaudo in tempi non sospetti.
La zona compresa nel tracciato nero intenso è quella in cui viene parlato il lombardo occidentale, che presenta le seguenti varianti:
Zona 1) milanese metropolitano: Milano città e centri immediatamente limitrofi.
Zona 2) basso milanese comprende alcune zone confinanti del Piemonte, la Lomellina, Pavia e il Lodigiano.
Zona 3) brianzolo – la parte nord della provincia di Milano e quella sud della provincia di Corno.
Zona 4) bustocco-legnanese – gravita attorno a questi due centri, comprendendo anche Gallarate.
Zona 5) comasco – tutta l’area dei lago di Corno, comprese Lecco, la Valsassina e la parte inferiore dei Canton Ticino (lago di Lugano).
Z ona 6) bosino – la provincia di Varese e la sponda piemontese dei lago Maggiore.
Zona 7) alto ticinese – il Canton Ticino (Svizzera ‘Italiana), oltre alla Vai Cannobina e la Vai Vigezzo (Piemonte).
Zona 8) valtellinese – la provincia di Sondrio fino a Tirano e le Valli di Poschiavo e Bregaglia (Canton Grigioni)
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