“Città nella polvere”: la denuncia di Altroconsumo
Il diario-inchiesta, portato avanti con due rilevatori per le strade di Roma e Milano: il tasso di inquinamento raggiunge livelli ben al di sopra dei dati ufficiali
Non c’è tregua per i polmoni di chi respira in città: oltre agli allarmi ufficiali, che hanno portato a Milano alle iniziative della “Cabina di regia sulla qualità dell’aria metropolitana milanese”, Altroconsumo ha pubblicato ieri un diario-inchiesta in cui denuncia la pessima qualità dell’aria di due tra le maggiori città italiane, Roma e Milano. Armati di due rilevatori portatili di polveri sottili (che misurano sia il famigerato PM10 sia il Pm2,5, le polveri più fini e perciò più pericolose, dato che penetrano più facilmente nei polmoni), i detective di Altroconsumo hanno misurato per diversi giorni di novembre le concentrazioni di polveri nelle grandi vie dello shopping, nelle ore più frequentate dalla gente, dalle 8 alle 17.
Il limite dei dati forniti dall’Arpa, le agenzie regionali per l’ambiente, sarebbe proprio legato agli orari di rilevamento: i dati delle centraline sono il frutto di una media giornaliera, che comprende anche i valori notturni, quando, per l’assenza di traffico, l’inquinamento diminuisce sensibilmente. Si tratterebbe, così, di medie “edulcorate”, che non tengono conto del reale tasso di inquinamento cui i cittadini sono esposti quando si trovano effettivamente per le strade cittadine.
Le rilevazioni di Altroconsumo mostrano una situazione ben più drammatica: a Milano nella giornata di 14 novembre le centraline segnalavano una – già elevata – concentrazione di polveri di 130 microgrammi per m3 per il PM10 e di 60 microgrammi per m3 per il PM2,5; ricordiamo che il limite di legge per le concentrazioni di particolato è di 50 microgrammi per m3, calcolato sulle 24 ore. I rilevatori di Altroconsumo, frequentando le zone più trafficate della città, da corso Buenos Aires a piazza Duomo e viaggiando anche sui mezzi pubblici, hanno evidenziato una media di 451 microgrammi al m3 per il PM10 e di 408 per il PM2,5, includendo i picchi nelle aree di traffico intenso (si parla di 600-700 microgrammi in viale Certosa alle 16 del pomeriggio). Quattro volte i dati Arpa per il PM10, addirittura sei per il PM2,5, che, oltre ad essere più dannoso, secondo i campionamenti di Altroconsumo, rappresenta in media il 90% delle polveri rilevate (i dati ufficiali parlano invece del 70-80%).
A Roma la condizione dell’aria è sempre a rischio, ma nettamente migliore di Milano: se le centraline Arpa il 28 novembre segnalavano una media di 60 microgrammi per m3 per il PM10 (il comune non rende noti i dati per il PM2,5), Altroconsumo denuncia una media di 141 microgrammi per m3 per il PM10 e 116 microgrammi per m3 per il PM2,5. Nella capitale la concentrazione di PM2,5 sarebbe inferiore rispetto a Milano (circa l’80%), il che dimostrerebbe che non solo la quantità, ma anche la qualità delle polveri sarebbe diversa, a causa delle diverse condizioni meteo delle due città (Roma è più ventilata).
Quali sono le prospettive? Il dossier si conclude con un forte appello agli amministratori delle città chiamati a intraprendere interventi urgenti per salvaguardare la salute dei cittadini: «Ogni piccolo traguardo è già un buon risultato. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che anche ridurre di poco le concentrazioni di polveri abbatte il numero di ricoveri e malattie collegati allo smog. Il primo passo necessario è un consistente investimento nel trasporto pubblico, come alternativa valida all’uso dell’auto privata. Un nuovo stile di vita a cui tutti dovremmo pensare per difendere la nsotra salute».
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