Magnano deluso: «Non c’è solo il tiro da tre»
Il tecnico argentino rammaricato per le forzature dei suoi uomini. Soddisfatto invece Djordjevic: «Grande difesa»
Una sconfitta che brucia. Lo si legge sul volto di Ruben Magnano in sala stampa, un volto che non nasconde la delusione per un match che poteva avere un esito ben diverso: « I due falli fischiati in apertura a Galanda hanno cambiato la nostra idea di gioco: per due quarti abbiamo resistito, poi nel terzo periodo abbiamo preso tiri strani senza far arrivare la palla nel post basso. Non bisogna sempre e solo tirare da tre, dobbiamo sfruttare le spaziature per penetrare e prendere fallo».
L’episodio che ha cambiato la partita si potrebbe trovare nella palla persa da Keys con conseguente schiacciata di Calabria a fine terzo quarto, ma il coach argentino non è di questo parere: «Una partita non finisce per una palla persa; in quaranta minuti non possiamo focalizzarci su un solo episodio. Anche una tripla di Green dall’angolo ci ha fatto male, non solo il canestro di Calabria, ma sono le piccole cose che non ci hanno permesso di vincere».
Analizzando la gara, Magnano trova altri fattori che hanno fatto girare il risultato dalla parte di Milano: «E’ mancata la reattività nel passare immediatamente dalla difesa all’attacco per sfruttare i molti rimbalzi. C’è però da dire che se gli avversari effetuano bene la loro transizione difensiva è molto difficile sorprenderli. Sono molto contento del nostro primo tempo, poi nel terzo quarto Milano ha preso tiri che hanno chiuso la partita, in particolare quelli di Schultze. Abbiamo provato a riavvicinarci subito, e questo ha avuto un effetto boomerang per noi».
El cordobès poi si lascia andare ad alcune valutazioni sull’arbitraggio, che ha destato non poche a perplessità e che ha portato a un fallo tecnico fischiato alla panchina varesina: «I direttori di gara avranno avuto le loro ragioni, ma io in tre stagioni a Varese non ho mai preso un tecnico prima di stasera. Non mi sembra ci sia stata la stessa misura nelle valutazioni, perché il grado di aggressività fra noi e loro è stato lo stesso».
Ben diversa l’espressione di Alekdsandar Djordjevic, tecnico dell’Armani Jeans, al termine di un match portato a casa senza troppi patemi: «Siamo stati concentrati dal primo all’ultimo minuto e abbiamo interpretato bene la gara. Ci siamo difesi splendidamente dai loro attacchi sotto canestro riuscendo anche a non commettere troppi falli. Nel primo tempo abbiamo subito alcune penetrazioni, poi nel terzo quarto ci siamo sbloccati con alcuni tiri da tre che hanno cambiato il corso del match».
Ma per il coach serbo è chiara l’origine di questo successo: «Abbiamo vinto il match in difesa: Watson è stato monumentale, era dappertutto, ma anche Green nonostante l’influenza è riuscito a dare il suo contributo. Dobbiamo continuare su questa strada, con Garris che si è dimostrato un valore aggiunto per noi: per noi il ruolo del play è cruciale». La prova di Gallinari è stata superlativa, anche se Djordjevic si dimostra molto esigente sul suo conto: « Danilo deve essere bravo non solo al tiro da tre, ma anche nelle penetrazioni. perché poi dentro l’aria abbiamo sfruttato questa sua versatilità. Gallinari comunque sta rispondendo bene, è più attento e meno ingenuo: ormai è una certezza».
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