Roberto Saviano e la una nuova generazione dei narratori
"Gomorra", il libro inchiesta del giovane scrittore napoletano, è diventato un caso letterario
Romano Luperini in "La fine del postmoderno", sottolineando le caratteristiche del declino anche intellettuale del nostro Paese, conclude la sua riflessione con una secca affermazione: «È successo altre volte che la storia salti una generazione. Nasceranno nuovi scrittori…e qualcuno comincerà a leggere Fortini e Sciascia, Volponi e la Morante, Vittorini e Pasolini».
Con Roberto Saviano e il suo dirompente "Gomorra", non suoni retorica porsi questo interrogativo, siamo già proiettati nella dimensione auspicata da Luperini, stante che questa sua opera prima rilancia senza alcun infingimento la figura dell’intellettuale – scrittore, che nulla ha a che vedere con i racconti "ginecologici e ombelicali" della cosiddetta letteratura "cannibale", poiché ritiene un imperativo categorico il disvelamento dell’impero economico e della potenza criminale del sistema camorra?
Chi si è misurato con la materia incandescente che costituisce l’ordito di Gomorra, è stato immediatamente catturato dalla potenza narrativa dell’autore, che volendo cogliere la filosofia di questa organizzazione plurale nell’alternarsi del predominio dei clan attraverso interminabili lotte tra gli stessi e scissioni interne, non ha potuto ricorrere a mediazioni di sorta e ha quindi scandagliato quest’ universo, descrivendolo mediante lo studio dettagliato di ogni ammazamento, di ogni indotto produttivo, di ogni appalto estorto, di ogni evento apparentemente insignificante.
Per Saviano, infatti, "è fondamentale esserci perché le cose ti conoscano" e a questo fine è decisivo fiondare con lo scooter immediatamente sul luogo dell’ennesimo omicidio di camorra, oppure volare sino ad Aberdeen in Scozia, per comprendere la dimensione dei nuovi territori di conquista dei clan mandragonesi.
Pertanto, se la conoscenza di ogni minimo particolare è la lente attraverso la quale si perviene alla comprensione del generale, per Saviano non v’è dubbio che la logica spietata dell’imprenditoria criminale della camorra "coincide con il più spinto neoliberismo", ove conta solo il profitto e il resto è zero, compresa, naturalmente, quella eccedenza costituita dalla vita umana.
Questo giudizio lapidario si fonda marxianamente su una analisi accurata delle modalità produttive che regolano quell’accumulazione flessibile, descritta da Harvey in "La crisi della modernità", che sostanzialmente vede la crescita progressiva delle economia in nero, informali, sommerse, grazie al diffondersi del sub-appalto e di un sistema di piccole imprese fondate su un paternalismo ed un autoritarismo speculari alle dinamiche del potere mafioso.
In queste zone grigie del mondo della produzione, integrate alla perfezione nel ciclo apparentemente legale dell’alta moda o delle tecnologie avanzate, è attutito qualsiasi conflitto di classe, così come nel ciclo del cemento l’analoga estrazione di plusvalore assoluto è descritta per esperienza diretta e dall’interno da Saviano, che in pagine memorabili compie un’inchiesta sociologica degna dei "Quaderni Rossi" ( la rivista operaista fondata da Raniero Panzieri a Torino nel 1961 ), soffermandosi sulle condizioni di lavoro che plasmano i ritmi, gli orari allucinanti, la vita e i salari di una forza lavoro destinata a una emigrazione interna ad alto tasso di pendolarità.
Una forza lavoro nascosta ai riflettori dell’opinione pubblica, se non quando qualche giornalista " irregolare " decide come a Foggia di squarciare il velo dell’omertà generale.
Per di più, se il ciclo del cemento è «il petrolio del Sud" ed è alla base di un’altra costituzione materiale, risulta davvero pungente la provocazione in stile pasoliniano attorno al simulacro rappresentato dalla Costituzione fondata sul lavoro: in un mondo doppiamente capovolto, ove la forza lavoro è completamente disintegrata nella sua soggettività, è più realistico scrivere per Saviano che «la Costituzione si fonda sul cemento e i costruttori!».
Al contempo, accertata l’onnipotenza della camorra, che esercita la sua essenza predatoria anche sul ciclo dello smaltimento dei rifiuti, altra strada non rimane per Saviano che combatterla attraverso l’uso sferzante della parola, sulla scia della testimonianza di Don Peppino Diana, che per primo si oppose, cercando di organizzare la resistenza di una chiesa rinnovata, ad un futuro lastricato di morti e violenze inaudite.
Non è perciò casuale che Saviano sia oggi sotto scorta, ma anche che Gomorra continui a scuotere le coscienze di chi non si rassegna ad un futuro di sopravvivenza per sé e le generazioni che verranno.
Roberto Saviano
Gomorra
Mondadori
pag. 331 € 15.
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