Anche l’idraulico svizzero vuole invadere l’Italia

Le imprese elvetiche cominciano a voler sfruttare le frontiere aperte. Rimane però la paura degli italiani

L’invasione dell’idraulico italiano in Svizzera è cosa nota. Gli artigiani elvetici sono sul piede di guerra e nel mondo economico ticinese si agitano sentimenti di paura, dopo che gli accordi bilaterali italosvizzeri hanno di fatto liberalizzato il lavoro transfrontaliero. Il motivo è chiaro: l’idraulico italiano costa meno, il ticinese ha paura di perdere mercato. I cinesi siamo noi, verrebbe da dire in questo caso, ma l’Italia non fa solo paura. Comincia anche a fare gola. Lo si evince dalla crescita di piccole imprese artigiane elvetiche iscritte al progetto di cooperazione transfrontaliera Plat, una rete di imprese, circa un centinaio, che un associazione di artigiani come  la Cna di Varese e Como, ha inventato un paio di anni fa per favorire la cooperazione e smorzare la paura dell’invasione.
In pochi mesi, il numero delle imprese svizzere disposte a collaborare con l’Italia è arrivato a un circa un terzo su un totale di un centinaio. Ci sono ditte di progettazione e costruzione che aspirano ovviamente a lavorare con maestranze che costano meno, ma anche e soprattutto imprese e professionisti che cercano uno spiraglio di mercato in Italia. Come Nicola Medici, dell’impresa di costruzioni di famiglia di Chiasso. "Ci siamo iscritti perché vorremmo venire in Italia a lavorare e per farci conoscere – spiega – da noi si parla molto dei bilaterali, ora vorremmo vedere se davvero si può lavorare anche al di là del confine". Secondo Paride Mazzoleni, progettista meccanico di Morbio Inferiore, "fare parte di un progetto di cooperazione può essere un modo di farsi pubblicità, anche se l’Italia tutela un po’ troppo le sue imprese, usando una burocrazia che ti ammazza". Accuse, queste ultime, che anche gli italiani rivolgono spesso alle frontiere elvetiche, estremamente pignole, secondo i nostri artigiani, nei controlli sulle attrezzature.
Se l’interesse svizzero verso l’Italia è oggi una speranza, l’espansione italiana in Ticino è una certezza. In due anni, il numero delle notifiche ad artigiani italiani che hanno varcato la frontiera per lavorare, secondo l’Ufficio federale delle migrazioni, è passato da 552 a 1259. Quasi triplicato.
"Il mondo del lavoro ticinese però non è univoco – spiega Giovanni Moretti della Cna di Como – è vero che c’è la paura, ma è anche vero che c’è la domanda di artigiani qualificati a basso prezzo, oltre che la novità di imprese italiane e svizzere che si associano per dividersi il lavoro". Una tendenza confermata da Gianni Mazzoleni, della Cna di Varese. "I bilaterali stanno cambiando molte cose – spiega  – la paura del Ticino è nota, ma l’aumento degli svizzeri interessati a espandersi in Italia mi sembra una novità interessante verso una maggiore reciprocità".

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Pubblicato il 09 Marzo 2007
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