Banda larga: l’Italia rimane divisa

Il rapporto dell'operato della società pubblica contro il digital divide è deludente. E mentre si insegue il filo, il wireless si prepara a surrogarlo

C’era una volta il digital divide, cioè la divisione tra chi aveva accesso alle nuove tecnologie, come la banda larga, e chi no. Anzi, il digital divide c’è ancora, eccome se c’è. Ma non avrebbe dovuto essere così. 

Vero: in certe aree di Italia, provincia di Varese compresa, portare la banda larga costa troppo in rapporto al numero di italiani che la sfrutta. Insomma, non è un buon investimento per un’azienda. Ma rimane comunque un buon investimento per il paese. Proprio per questo il 23 dicembre 2003 il governo Berlusconi creava Infratel, società di Sviluppo Italia con lo scopo di portare l’accesso alla banda larga dove le aziende non reputano opportuno investire. Sostanzialmente questo si sarebbe dovuto ottenere stendendo fibra ottica non fino alle abitazioni dei cittadini, ma tra una centrale telefonica e l’altra. Ciò avrebbe consentito poi di distribuire connettività Adsl (quindi non la fibra in tutto il suo potenziale) attraverso il semplice doppino telefonico di rame.

Ovviamente stendere fibra ottica ha dei costi. E i milioni di euro necessari a Infratel sono sempre stati dilazionati e rinviati. Forse anche per questo il bilancio del suo operato, apparso in questi giorni su Repubblica, non è roseo. Delle 182 centrali che la società avrebbe dovuto coprire con la fibra (anche se quelle bisognose erano 2000), solo 36 hanno raggiunto il risultato. Dei 1.800 metri di fibra ottica promessi, oggi ne esistono 556, per un valore di 30 milioni di euro.

Per il futuro prossimo, tuttavia, il futuro di Infratel potrebbe essere più promettente. L’organizzazione statale vivrà necessariamente almeno fino al 2009: il suo destino è scritto nella finanziaria. Non solo, il provvedimento prevede anche il finanziamento con 10 milioni di euro aggiuntivi per quest’anno, e di altri 20 per i prossimi due. Di sicuro, però, la società sarà ristrutturata per evitare nuovi sprechi, come tutte le controllate di Sviluppo Italia.

Perché in questo periodo di lavoro il risultato è questo: almeno 6 milioni di italiani e 400 mila imprese oggi non sono raggiunti dall’Adsl.  Ora Infratel continua il suo sforzo nella creazione di rete in fibra entro il 2011. Ad oggi è stato realizzato solo il 19% del programma, rivolto particolarmente al sud.

Il fatto è che i privati, nel frattempo, non sono fermi. Così mentre si attende che lo stato provveda ad una buona copertura (meramente adsl, non in fibra) del territorio, le aree scoperte si sono attrezzate con nuove tecnologie, come il wi-fi. Il progetto Eolo è emblematico in questo senso, ma non basta. Entro quest’estate, infatti, anche in Italia saranno aperte le gare per il WiMax, la tecnologia di trasmissione wireless del futuro, in grado di colmare realmente il divario digitale, superando anche i limiti orografici. Questa tecnologia consente di trasmettere la banda larga senza fili, con raggi d’azione decisamente superiori al wi-fi. Questa banda poi sarà ritrasmessa ai computer con le tecnologie più disparate o recepita direttamente da dispositivi mobili. Intel sta lavorando alacremente allo studio di processori Centrino completamente compatibili con questo standard (oltre che Gsm, Umts, Hsdpa e Wi-Fi).

Se non possiamo confidare nella rapidità delle istituzioni le tecnologie, almeno quelle, non si fermano mai. In alcuni casi, ma non sempre, questo aiuta a non rimanere indietro.

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Pubblicato il 06 Marzo 2007
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