Formula Uno al via: c’è un varesino nel motore Ferrari

Paolo Crespiatico, 27enne di Casciago, lavora nella squadra test di F1: sogni, passione e sacrifici di un giovane nel "paradiso" dei motori

Motori, che passione. Lo possono dire i tanti che alla domenica si siedono in poltrona per gustarsi le emozioni del Gran Premio. In pochi invece possono vedere da vicino una Formula Uno e ancora meno sono i fortunati che nel motore più nobile del circuito ci possono mettere le mani.
Tra questi ultimi, dallo scorso anno, c’è Paolo Crespiatico (nella foto a lato con Schumacher, in basso nella nostra redazione), casciaghese doc, classe 1980, lavora nella Scuderia Ferrari, più precisamente nella squadra test. In sostanza prepara la macchina (si occupa del cambio e di tutta la sezione idraulica) prima dei gran premi cercando, in collaborazione con i tecnici e i piloti, di limare centesimi e assicurare affidabilità ai bolidi di Massa e Raikkonen. Una passione per le macchine nata da lontano e diventata realtà due anni fa, quando una arrivò una chiamata improvvisa.

«Già – spiega Paolo – non avevo ancora discusso la tesi e il cellulare squillò: era la Ferrari. Ci rimasi di sasso, ma dovetti rinviare il colloquio per laurearmi. Il giorno dopo la discussione, il 20 aprile 2005, arrivai per la prima volta a Maranello. Confesso che fu un fulmine a ciel sereno: la per la tesi avevo studiato un nuovo modello di cambio, a loro interessava un ingegnere giovane, ma con esperienze sul campo. Insomma, il classico “al posto giusto al momento giusto”. Fu tutto molto veloce, da subito mi sono sentito a posto, come se alla Ferrari cercassero proprio me». 

Come è stato il primo impatto nel “paradiso” della Formula Uno?

«Mi batteva forte il cuore al colloquio, poi mi hanno portato subito alla macchina, facendomi sentire subito a mio agio. Quando l’ho vista da vicino per la prima volta mi è venuta la pelle d’oca». 

Quanto emoziona la vicinanza con piloti così famosi?

«A dire il vero la cosa che mi dà più stimoli è la macchina. Lavoro a stretto contatto con i piloti, li ho potuti conoscere dentro e fuori dalla pista, a cominciare da Schumacher in compagnia del suo cane Shiva. Con loro il rapporto è di lavoro: si parla, si studia, e si agisce sulla macchina, senza pensare troppo a chi si ha davanti e quanto guadagnano». 

Ci racconti l’ambiente di lavoro nel quale operano i tecnici della "rossa".

«Sembra di essere in una sala parto, tutto al posto giusto e diviso in sezioni che lavorano separate ma in sinergia: tra il dire e il fare passa un attimo, lo spazio tempo-risposta è minimo. Io mi sporco le mani, lavoro sulle parti idrauliche e sul cambio, tocco i pezzi fisicamente: mi piace anche per questo. I miei diretti superiori, Luca Baldisserri e Luciano Prandini, poi sono fantastici: fanno sentire a proprio agio, proteggono i tecnici e danno fiducia a tutto il team. Il nostro lavoro consiste nella riunione con tecnici e piloti, la cosiddetta check list, poi si apre la macchina, si sostituisce quello che non va e si prova fino a quando non si risolve il problema. I ritmi sono duri: già al primo colloquio ti spiegano che lavorare in Ferrari è come sposarsi, si lavora senza sosta fino a quando serve. La passione aiuta a sostenere certi ritmi, è indubbio». 

Per la sua attività si è trasferito a Maranello: che sensazioni si provano a stare “lontano” da casa?

«La vivo come una cosa normale, naturale, probabilmente anche e soprattutto perché ho vissuto un anno in Erasmus ad Aachen e un anno in stage a Wolfsburg, in Germania. Certo, io sono molto legato a Varese. Appena posso torno per stare insieme ai miei amici e alla mia famiglia. Mi mancano anche i luoghi: il Lago Maggiore dove andare a tuffarsi appena fa caldo, gli allenamenti con la squadra di calcio. Sono cose che a Maranello non ho ancora trovato: dormo a casa, ma è il lavoro che occupa gran parte del mio tempo. Mi piacerebbe trovare un nuovo equilibrio, mettere su una famiglia e conciliare le cose: è difficile, ma si può fare».  

Per ora lei non lavora in pista durante i Gran Premi: le piacerebbe?

«Certo, anche se mi piace molto quello che faccio. Il Gran Premio lo guardo in televisione, ma non si può parlare di relax. Anche nei periodi di vacanza staccare la spina completamente è impossibile: mi tengo aggiornato, se sto lavorando a qualcosa in particolare cerco di sapere se ci sono novità o se si muove qualcosa».  

Domenica 18 marzo parte il Mondiale. Come vede la situazione? Qual è il suo pronostico per il titolo?

«La F2007 promette bene, ma è troppo presto per fare previsioni. Diciamo che, per quanto abbiamo visto nei test, ci sono quattro squadre – noi, McLaren, BMW e Renault – che sembrano possedere qualcosa più degli altri però sappiamo bene che le cose in Formula 1 possono cambiare rapidamente».

Com’è il rapporto con le altre scuderie?

«Ci si studia, ci si osserva e ci si ascolta cercando di carpire segreti e innovazioni. Le foto e le indiscrezioni si sprecano, poi c’è la tecnologia che ci aiuta per le analisi. Ma c’è anche grande stima e rispetto reciproco tra le squadre. Certo, il regolamento ci vincola pesantemente, non si può inventare come si faceva una volta: ma il regolamento si può leggere in varie maniere…». 

Parte il dopo-Schumi. Come lo sta vivendo Kimi Raikkonen, che ne ha preso il posto?

«Kimi ha un’eredità pesante, non c’è dubbio. Ma è la persona giusta per farsene carico. È tranquillo e sicuro. Noi non lo mettiamo mai a confronto con quello che ha fatto o faceva Schumacher: un pilota è una persona speciale, fa cose che per un uomo normale sono impensabili. Per fargli cambiare idea bisogna convincerlo che cambiando va più forte: con Kimi facciamo così, ci spiega come la pensa lui, mettiamo in pratica le sue idee e poi, se necessario, proviamo a suggerirgli soluzioni alternative».   

Lei non è l’unico varesino nel team Ferrari…

«No, anzi. Ci sono Maurizio Bollini, motorista, Gabriele Delli Colli, ingegnere di pista con Barrichello e Massa e Alberto Casto, telemetrista di Gallarate. Siamo piccoli ingranaggi di una grande macchina».

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Pubblicato il 15 Marzo 2007
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