“Il permesso di crescere”, uno scatto dietro l’altro
In mostra fino al 15 marzo la documentazione fotografica del lavoro con giovani disabili del Centro Formazione Professionale Inserimento Lavorativo della Provincia
Dare "il permesso di crescere" è il mestiere del CFPIL – il Centro di Formazione Professionale Inserimento Lavorativo dell’Agenzia Formativa della Provincia di Varese. Il lavoro quotidiano del centro, che festeggia quest’anno i 25 anni di attività nell’inserimento lavorativo dei giovani disabili, è documentato nella mostra che porta questo impegnativo titolo, e che sta girando tutto il Varesotto. Le fotografie esposte presso la Sala Gemella del Museo del Tessile (fino al 15 marzo), che mostrano momenti di socialità e di lavoro dei ragazzi seguiti dal centro, sono opera dei fotografi Bruno Taddei e Claudio Argentiero e sono tratte da un volume a cura di Sandro Iovine, opera dei due fotografi, di Anna Sculli e Giovanni Daverio.
Come ricorda il presidente dell’Agenzia Formativa della Provincia, Roberto Bosco, dietro all’attività del centro c’è tutta una professionalità e un’esperienza, nulla è improvvisato: «non si ha l’obiettivo di ottenere assunzioni "bonarie" da parte degli imprenditori, ma di dare ai giovani con disabilità gli strumenti per imparere realmente un mestiere ed esercitarlo con successo, per entrare nel mondo del lavoro a pieno titolo e rendersi indipendenti con un lavoro utile alla società, ma prima di tutto a loro stessi». Un cammino difficile, che non per tutti è possibile, chiramente, ma che viene perseguito con tenacia. Uno degli ostacoli, paradossalmente, può venire dalle stesse famiglie dei giovani, quando esitano a concedere loro la fiducia per uscire da soli, gestirsi una proria vita: «poi sono loro stessi, i genitori, a meravigliarsi quando vedono quanto il loro ragazzo ha imparato» come spiega l’assistente sociale Anna Sculli. E si parla di giovani, maschi e femmine, con difficoltà anche gravi di apprendimento disabili, persone che fino a qualche tempo fa non venivano nemmeno prese in considerazione come possibili lavoratori, e che grazie alla Provincia trovano la possibilità di esercitare le loro potenzialità in laboratorio, affiancati dagli educatori nel compito difficile di diventare grandi. Un compito che nella bassa provincia era stato affiancato nel 1992-1993 dal progetto Giasone, lanciato fra Busto e la Valle Olona e ricordato da Franco Mazzucchelli, già assessore ai servizi sociali: un’autentica battaglia per fare breccia fra datori di lavoro allora assai scettici e decisamente riluttanti ad assumere giovani con problemi. Giovani che invece, quando sono passati per un’opportuna formazione, mostrano di avere in genere una capacità produttiva adeguata.
Una solidarietà non retorica e molto concreta, molto lombarda, quella dell’avviamento al lavoro. In una società in cui ognuno deve "avere la sua casella", tutti hanno diritto alla propria. Non è quadrata ma tonda? Pazienza, l’importante è crearsene una. Ma anche per chi ha le più gravi difficoltà non manca l’assistenza – come ricordava per il Comune di Busto Arsizio l’assessore ai servizi sociali Luigi Chierichetti, intervenuto in sostituzione del sindaco Farioli indisposto, ancora di recente è entrata in funzione la nuova casa-famiglia targata Anffas, con quattro ospiti ma la capacità di riceverene una ventina.
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