Immigrati, si al diritto di voto

Presentazione al Parlamento della legge delega sull'immigrazione. Tra le proposte, l’apertura all’estero di liste di collocamento

Verrà presentata settimana prossima al Parlamento la legge delega sull’immigrazione, chiamata Amato-Ferrero dal nome dei due ideatori del testo, il ministro dell’Interno e della Solidarietà sociale.

Tanti i cambiamenti previsti rispetto alla Bossi-Fini approvata nel 2002, primo fra tutti la concessione del diritto di voto attivo e passivo agli immigrati regolari di lungo periodo, cioè con carta di soggiorno e in Italia da almeno 5 anni.

Ma non è l’unico: viene rivisto il meccanismo della previsione dei flussi di ingresso. Secondo la proposta, la programmazione sarà triennale modificabile per adeguamento alle nuove esigenze del mercato interno, ma per alcune tipologie di lavori, tra i quali colf, badanti, manager, professori universitari, artisti e lavoratori specializzati, saranno possibili degli ingressi "fuori quota", correlati quindi alla reale domanda interna.

Verrà inoltre prevista l’apertura all’estero di liste di collocamento presso consolati o organizzazioni internazionali, in cui gli aspiranti lavoratori verranno schedati in base a titolo di studio, conoscenza della lingua italiana e della qualifica professionale.

Tornerà anche la figura dello sponsor, la possibilità cioè per uno straniero di entrare in Italia con un’adeguata “garanzia” economica prestata da un soggetto istituzionale (sindacati, associazioni di imprenditori, enti locali), da un soggetto privato (singoli cittadini in possesso di un’adeguata garanzia patrimoniale) o con l’auto sponsor, cioè con la prestazione diretta da parte dello stesso immigrato. Altra innovazione: la parificazione ai cittadini europei per quanto riguarda l’accesso ai pubblici concorsi e alle provvidenze dell’assistenza sociale; questo per quanto riguarda gli immigrati regolari soggiornanti da lungo periodo nella nostra penisola.

Punto su cui si continua a discutere è quello riguardante i Cpt, i centri di permanenza temporanea da molti ritenuti malfunzionanti e poco efficaci. Attualmente ce sono 14 in Italia distribuiti in tutta la penisola, tra cui l’ormai noto alle cronache di Lampedusa, e alcune associazioni come Medici senza Frontiere ne denunciano le pessime condizioni. L’accordo si è raggiunto con il potenziamento dei centri d’accoglienza tramite accordi con associazioni umanitarie e Asl locali, e la riduzione dei Cpt, che si chiameranno “centri d’espulsione”, aumentando anche le procedure identificative degli immigrati in carcere.
Verrà inoltre esteso ad un anno il permesso di soggiorno per attesa occupazione nel caso in cui lo straniero rimanga senza lavoro. Spetterà al Parlamento settimana prossima decidere se dare la delega al Governo per modificare la legge attuale, e si prevede un inevitabile duro scontro tra maggioranza ed opposizione.

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Pubblicato il 13 Marzo 2007
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