Ma cos’è il cilicio?
Ai tempi dei romani era una maglia ruvida. Oggi si trova su eBay. Ecco cos'è lo strumento utilizzato da Paola Binetti
La recente dichiarazione della senatrice Paola Binetti, che ha dichiarato di far uso del cilicio, ha destato un fitto dibattito anche tra i lettori di VareseNews. Alcuni hanno criticato in modo più o meno velato la dichiarazione della senatrice, considerando questo strumento di autopunizione corporale come una vestigia dell’integralismo cattolico. Altri, invece, fanno leva sulla libertà di parola e azione, non considerando disdicevole la pratica.
Molti di voi, più semplicemente, ci hanno chiesto cosa sia in realtà il cilicio. Il termine deriva dal greco Kilikion, ovvero la Cilicia, regione turca dove si allevavano le capre. Dalla lana di queste capre si filava una veste ruvida e scomoda, usata dai soldati dell’esercito romano. Successivamente gli anacoreti cristiani hanno iniziato ad usare questa maglia sulla pelle nuda, allo scopo preciso di graffiarla e mortificare la carne.
Nel linguaggio moderno, tuttavia, per cilicio si intende un altro strumento di dolore. Si tratta infatti di una cinghia uncinata o di una corda ruvida costellata di chiodi, che si stringono intorno alla vita o alla coscia. Il dolore non è estremo, se non si stringe eccessivamente, ma è costante. Molti ordini cattolici usavano (e usano) il cilicio come strumento utile di penitenza: tra questi il più celebre è certamente l’Opus Dei. In genere, tuttavia, viene indossato per due ore al giorno, e non deve graffiare la pelle, o macchiarsi di sangue.
Per illustrare meglio cosa sia il cilicio, uno strumento forse dimenticato ma a quanto pare ancora in uso, alleghiamo una galleria fotografica.
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