Rubinetti aperti contro caldo e carovita

I risultati di un'indagine svolta per l'Assoociazione AquaItalia

Gli esperti sono tutti concordi: l’estate 2007 si preannuncia torrida e gli italiani, memori dell’incredibile ondata di calore del 2003, sono già in cerca di rimedi.

Il consiglio medico più seguito è senza dubbio quello che riguarda l’idratazione continua del corpo.

Si prevede infatti una vera e propria corsa ai rubinetti che oramai da tre anni sono in fortissima ascesa nelle scelte degli italiani insidiando decisamente le minerali di cui siamo primi fruitori al mondo.

Un’indagine CRA del 2006 rivela che oltre 7 italiani su 10 hanno adottato come bevanda abituale l’acqua del rubinetto; una soluzione sicura, comoda e soprattutto economica.

Dopo anni in cui le bottiglie di acqua minerale hanno campeggiato incontrastate sulle tavole degli italiani, la tendenza sembra, infatti, essersi invertita.

Il consumo di acqua del rubinetto (trattata e non) segna infatti incrementi a doppia cifra anche in Italia che si va così ad allineare agli altri Paesi europei e al Nord America dove la maggior parte dei cittadini è abituata ad utilizzare l’acqua di acquedotto per i pasti e a trattarla o affinarla tra le pareti domestiche per averla refrigerata, con le bollicine e così via.

 

La ragione di questa flessione sembra essere riconducibile anche a questioni di "portafoglio". L’acqua del rubinetto, infatti, costa in media circa 0,001 euro a litro a fronte dei circa 26 centesimi di euro (in media) della minerale in bottiglia; ciò significa che l’acqua imbottigliata, distribuita e pubblicizzata arriva quindi a costare dalle 300 alle 1000 volte in più rispetto all’acqua del rubinetto.

Non esistono altri beni che possono garantire oggi il medesimo risparmio.

Il costante aumento del costo della vita, segnato soprattutto dall’introduzione dell’euro, ha costretto gli italiani  a riscoprire il piacere di bere acqua del rubinetto, trattandola talvolta con apparecchi per l’affinaggio domestico che, oggi giorno, sono in grado di garantire un gusto ottimo anche per i palati più esigenti creando l’acqua “su misura”.

 

Gli acquedotti italiani forniscono in media un’acqua davvero ottima e con caratteristiche biochimiche encomiabili. Pochi sanno però che la bontà dell’acqua proveniente dalla rete idrica cittadina è garantita dal fornitore sino al contatore delle nostre abitazioni; da quel punto e fino al rubinetto siamo noi consumatori a doverci preoccupare della qualità dell’acqua, che in certi casi può venire intaccata dallo stato delle nostre tubazioni o da altri fattori esterni.

 

Da qui la necessità di trattare la nostra acqua domestica con apparecchiature capaci di garantire l’eliminazione di sostanze potenzialmente dannose per il nostro organismo e fornire una qualità dell’acqua pari o migliore rispetto a quella delle acque minerali in bottiglia.

 

Dall’analisi congiunturale svolta dal CRA per l’Associazione AquaItalia (ANIMA-Confindustria) su un campione nazionale di oltre 3000 famiglie, emerge chiaramente che, oggi il 70,4% degli italiani beve acqua del rubinetto.

A questo fattore si associa una sicurezza senza paragoni che pone sotto controllo quotidiano le acque delle reti idriche nazionali con oltre 200 parametri analizzati e verificati giorno dopo giorno.

 

Un  ultimo fattore decisionale, ma in forte crescita rispetto agli anni scorsi, è quello legato all’ambiente. Consumare acqua di rubinetto significa non inquinare, non dover smaltire tonnellate di PET e non costringere migliaia di camion a percorrere la penisola da nord a sud e viceversa per trasportare casse di minerale nel Paese.

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Pubblicato il 14 Marzo 2007
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