Basta un clic, e Internet si fa solidale
Si moltiplicano le iniziative sul web in aiuto dei paesi in via di sviluppo. Come Kiva, per il microcredito, e Ripple, il motore di ricerca solidale
C’è da fare, c’è sempre qualcosa da fare. Come aiutare Mercedes Ruiz Zamarron, una messicana che vuole ampliare il proprio negozio offrendo più prodotti ai suoi clienti. Ha bisogno di noi anche Gultakin Ugurluyeva (foto), dall’Azerbaijan: è una cuoca che necessita un nuovo forno.
Come Mercedes e Gultakin, ci sono migliaia di donne e uomini nei paesi in via di sviluppo, desiderosi di lavorare, crearsi un lavoro, ricostruire un’economia. Tutti possiamo aiutare persone come loro, attraverso il sistema del microcredito. Non è un sistema nuovo, lo aveva creato Muhammad Yunus a metà degli anni ’70. Basta cedere piccole somme, insieme a tanti altri creditori, per concedere un prestito prezioso a questi piccoli imprenditori. Saranno loro a restituirlo non appena la loro attività sarà decollata.
Ma cosa succede se abbiniamo la potenza del microcredito a quella di internet e dei blog? Questa è l’idea alla base di Kiva, il sito web che permette a tutti di operare come microcreditori, per centinaia di progetti interessanti. Chiunque può conoscere storie come quella di Leaso, scegliere la più promettente e partecipare con un piccolo finanziamento. Si può partire prestando dai 25$ in su, una cifra apparentemente eisgua, ma per un’economia dei paesi in via di sviluppo è già molto. Attenzione i soldi non sono donati, ma solo prestati. Nel giro di 12-18 mesi gli affari per queste famiglie, che troveranno una fondamentale indipendenza economica, dovrebbero decollare. Le cifre vengono restituite nel 98% dei casi, certamente non poco, quasi meno rischioso di un investimento in borsa. Il sito Kiva.org non prende alcuna percentuale e chi presta denaro non prende alcun interesse.
Chi investe sarà tenuto al corrente in tempo reale sugli sviluppi della piccola attività, con tanto di feed RSS. Inoltre è possibile pubblicizzare ogni investimento sul proprio blog, con dei banner che hanno lo scopo di aggregare più persone in alcuni progetti, per raggiungere facilmente la quota necessaria. Kiva crea anche una vera e propria classifica degli investitori, mettendo in primo piano chi ha investito di più e con maggior successo. Ecco un esempio di banner per un progetto Kiva:
Per provarlo basta una carta di credito da registrare su PayPal (lo stesso sistema, particolarmente sicuro, che si usa per eBay). Siti come questo confermano una nuova tendenza del no-profit, che scavalcando le intermediazioni e mettendo sempre più a stretto contatto chi aiuta e chi riceve, annulla il timore di veder “bruciato” o mal usato il nostro denaro.
Sempre parlando di internet e solidarietà, recentemente è emerso anche il progetto Ripple. Si tratta di una versione particolare di Google, che devolve tutti i ricavati dai clic su link sponsorizzati, in denaro devoluto in beneficenza. Il 100% della quota adsense assegnata da Google a Ripple viene devoluto a quattro gruppi no profit, che operano per lo sviluppo sociale ed economico nelle aree povere. Si tratta di un motore che tutti conoscono e usano, Google, ma in più fa del bene. Perchè non usarlo? Proprio per questo, infatti, sta avendo un ottimo successo. In 10 giorni Ripple ha già ricevuto 40mila contatti, ricevendo così da Google 200$, devoluti al 100% in beneficenza.
Matt Tilleard, uno dei tre giovani fondatori di Ripple, non si perde d’animo: “Se riuscissimo a catturare soltanto l’un per cento degli utenti di Myspace” ha dichiarato al quotidiano australiano The Age “otterremo circa 5 milioni di dollari l’anno da destinare alle associazioni umanitarie”.
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