Max Ferrari: “Un referendum popolare contro la diga di Reguzzoni”
Il leader del Fronte Indipendentista Lombardia è deciso a bloccare i lavori della nuova opera
Trentacinque anni, malnatese doc e una serie di medici in famiglia: dallo zio Giovanni, storico medico condotto di Malnate, al padre Silvano, ginecologo all’ospedale di Tradate. Max Ferrari, leader del Fronte indipendentista Lombardia, la tara politica e polemica l’ha però ereditata da un altro zio, Angelo Ferrari, che negli anni Settanta fondò a Malnate il "Partito degli onesti", conquistando una poltrona da consigliere comunale. Ma il destino è un po’ briccone, perché quello stesso zio, tra il 1960 e il 1970, costruì un intero paese il "Villaggio Fratelli d’Italia" a Gurone, abitato perlopiù da immigrati meridionali e veneti.
Max Ferrari è l’icona dello scissionismo leghista e dell’oltranzismo più spinto. Un tempo martellava dalle emittenti televisive e radiofoniche della Lega Nord, dopo lo strappo politico con i vertici del Carroccio, ha deciso di fondare un proprio partito di duri e puri: il Fronte indipendentista Lombardia, con tanto di aquile asburgiche nel simbolo. Con la sua lista si candida alla carica di sindaco a Malnate e alla presidenza della Provincia. Lo slogan della sua battaglia politica è "Varese provincia autonoma".
«Tutti parlano a sproposito di cementificazione – dice Ferrari – ma nessuno dice che senza gli oneri di urbanizzazione i comuni non hanno risorse. È il gatto che si morde la coda. Noi invece la soluzione ce l’abbiamo: creiamo una provincia autonoma, in questo modo avremo le risorse senza cementificare».
Nel mirino del Fronte c’è anche la nuova diga di Gurone: «I geologi dicono che una volta realizzata diventerà uno stagno putrido, facendo così deprezzare anche il valore degli immobili. Quindi lanceremo un referendum popolare e la diga voluta per la gloria di Reguzzoni non si farà perché vinceremo noi. Sull’acqua, che è un altro argomento di cui si parla a sproposito, dico basta alla sudditanza con Varese, che fa il bello e il cattivo tempo con la nostra acqua. E dico no anche all’Ato. Inoltre, su questo tema si dicono una sacco di cose inesatte: non si possono scavare nuovi pozzi perché le falde sono inquinate e la scarsità non dipende dalla siccità, ma dal fatto che un pozzo che prima doveva servire dieci persone, oggi ne deve servire mille».
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