Per far rinascere l’ospedale ci vuole una diplomazia segreta

In punta di piedi, con il massimo della discrezione, senza avere l’aria di uno che vuole sapere e sempre attento a non insistere al primo accenno di imbarazzo o preoccupata reticenza: così sembra opportuno ai cronisti muoversi nell’ambiente accademico oggi in stato di guerra con l’azienda ospedaliera. Lo si può capire il pianeta Università: i suoi generali si sono esposti in prima persona per combattere la buona battaglia, un eventuale dissenso, se reso pubblico, sarebbe come una pugnalata alla schiena dell’intera Facoltà. Già in giorni migliori per tradizione la componente universitaria ha cura dell’immagine e della sostanza della sua presenza in ospedale, non si può pretendere che si apra in un momento delicato come quello del duro confronto con la direzione generale o forse l’assessorato regionale della sanità.

Ritornare con le pive nel sacco non piace a nessun cronista, allora si deve cambiare strategia: i rapporti tra medici ospedalieri e universitari
sono storicamente molto buoni, chissà che qualche parola, qualche confidenza tra amici non ci sia stata e così, con la stessa prudenza si fa cadere il discorso sulla situazione dopo le rispettive prese di posizione
dei contendenti. I medici ospedalieri non hanno problemi a valutare scelte e comportamenti dell’azienda e l’accusano con molta franchezza di non avere gestito bene l’avvio del nuovo monoblocco.
Lo scontro con l’Università invece viene giudicato negativo ai fini dello sviluppo dell’ospedale: solo con il dialogo si cresce. Ma che dicono i medici universitari ai loro colleghi? Dicono che il rettore Dionigi li guida bene, che sa fare squadra, ma che forse ha perso una grande occasione non presentandosi all’inaugurazione del monoblocco: aveva a disposizione una grande cassa di risonanza, aveva l’opportunità di una grande controrelazione e l’ha sprecata, tra l’altro per la sua polemica assenza non riscuotendo consensi nemmeno tra i cittadini. Stima immutata e tuttavia qualche sussurro anche dopo avanzamenti di carriera interni al gruppo dei clinici.

Pure la scelta di Paolo Cherubino di lasciare l’incarico è stata accolta con disagio. “Perdiamo un vero Rommel, dovrebbe ripensarci” ha confidato un “soldato” che si sentiva ben guidato e tutelato dal suo preside.
Visti da lontano, anzi per interposta persona, i leader dell’ Insubria non appaiono in difficoltà nei rapporti con i loro fedelissimi, anzi, però potrebbero portare avanti su piani diversi le richieste di maggiore
attenzione e visibilità per una Facoltà molto bene impostata e che offre alla comunità giovani medici ottimamente preparati.

Un atteggiamento nuovo da parte loro inoltre sarebbe utile anche alle iniziative di una diplomazia segreta impegnata a ridare alla città un ospedale efficiente nel segno della collaborazione e della serenità tra due mondi fatti di intelligenza e professionalità. L ’uomo di punta di questa diplomazia è il sindaco Attilio Fontana.

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Pubblicato il 12 Giugno 2007
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