Botero, la bella arte per non dimenticare
A Palazzo Reale sino al 16 settembre 2007 una rassegna dedicata al noto artista colombiano. In esposizione anche 40 tele “shock” sul carcere iracheno di Abu Ghraib
«Quando appare, Botero divide. Benché sia il più popolare artista al mondo, è generalmente guardato con sospetto e diffidenza dai tristi e penitenti sacerdoti dell’arte contemporanea che non gli perdonano di essere divertente, bello e soprattutto figurativo. Divide Botero, anche perché il mondo si divide in grassi e in magri. E, chissà poi perché, questi ultimi tendono a essere più credibili».
E’ un’interessante riflessione quella formulata dall’assessore
alla Cultura Vittorio Sgarbi in apertura della rassegna milanese dedicata a Fernando Botero, maestro colombiano di Medellin creatore di quella cifra stilistica “rotonda” e piacevole e apprezzata in tutto il mondo.
“Botero”, questo il titolo dell’esposizione, in programma dal 6 luglio e per oltre due mesi nella splendida cornice di Palazzo Reale, rientra fra gli appuntamenti de “La bella Estate dell’Arte 2007”, rassegna ideata e avviata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e che, sino a settembre, presenterà 15 mostre dedicate ad artisti del panorama nazionale e internazionale, fra cui Gianfranco Ferroni, Giò Ponti, Pellizza da Volpedo (con il Quarto Stato, in esposizione da venerdì 6 luglio), Mario Cavaglieri, Julian Schnabel e molti altri ancora. Un viaggio fra gli stili e le immagini di oggi e di ieri, e che proprio nell’artista colombiano avrà la sua più preziosa e vivace ragion d’essere.
«La critica, oggi, – ha raccontato Sgarbi – privilegia l’arte
“anoressica”, che chiude, stringe, schiaccia l’uomo. Botero, al contrario, mette in scena la vita e instancabilmente racconta, in un percorso volto alla ricerca dell’armonia e della forma pura, del sogno senza fine. Non è a caso che la sua mostra viene collocata proprio in apertura della nostra “bella Estate dell’arte”. E, permettetemelo, non è un caso che il grandissimo Arnaldo Pomodoro mi abbia manifestato, proprio in questi giorni, la sua straordinaria ammirazione per le opere di questo maestro, unico pittore contemporaneo a raggiungere fama universale secondo il percorso – l’arte figurativa – tipico dei grandi artisti del passato».
Oltre centocinquanta le opere di Botero in esposizione a Palazzo Reale, suddivise in tre sezioni: una quarantina di lavori (olii e disegni) dedicati all’arte circense, con acrobati, maschere, domatori e personaggi di ogni foggia ma soprattutto colore; una sezione storica di oltre settanta opere con figure umane singole, coppie, soggetti collettivi e gli ironici e indimenticabili “d’aprés”; una sezione, quaranta opere, con alcune suggestive rappresentazioni relative all’ormai tristemente noto carcere iracheno di Abu Ghraib.
«Le immagini delle torture ai prigionieri iracheni sono qualche cosa che mi ha profondamente segnato – ha raccontato l’artista – , una mostruosità dinanzi alla quale non potevo tacere. Le inutili torture del più forte contro chi non può reagire sono inaccettabili, e ancora di più se compiute per mano o con l’insopportabile disattenzione di chi, il proprio modello di democrazia, vorrebbe esportarlo in tutto il mondo». Nelle quaranta opere che parlano di Abu Ghraib, lavori realizzati quasi di getto, in poco più di un anno e mezzo, a predominare è il rosso del sangue, le smorfie dei visi, i corpi abnudi legati in posizioni impossibili e spesso di violenza sessuale. Racconti forti, crudi, che non fanno sconti a niente e nessuno e che lasciano intravedere, anche al visitatore più
distratto, la mano dell’artista che corre veloce per dare forza e perenne memoria a ciò che non può e non deve essere dimenticato.
A completare la mostra, un caso in realtà, un testo inedito dell’americana Erica Jong, «ancora più “boteriana” dello stesso Botero – ha commentato Sgarbi – nella denuncia delle atrocità del suo Paese natale». E poi le sei sculture monumentali collocate in città fra Piazzetta Reale, Piazza della Scala, Piazzale Cadorna e Piazza San Carlo.
Per ricordare a tutti, e anche ai meno appassionati di musei e pinacoteche, di vivere ma soprattutto divertirsi con le straordinarie opere di questa bella, bellissima “estate dell’arte” all’ombra della Madonnina.
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