Curavano l’anoressia con il sesso
Dopo numerose testimonianze, tra le quali il diario di una giovane morta suicida, la Procura mette sotto accusa l'organizzazione di Waldo Bernasconi
L’accusa è di quelle pesanti: associazione per delinquere finalizzata alla truffa, esercizio abusivo della professione psicologica e medica. Il pubblico Ministero di Como Mariano Fadda ha iscritto nel registro degli indagati Waldo Adolfo Bernasconi e altre sei persone per l’attività del forum Crisalide, servizio nato a Como nel 1997.
L’uomo, attivo in Svizzera da una ventina d’anni con la clinica Sanavita a Breganzona nel Canton Ticino, è il fondatore del cosiddetto "metodo neoireichiano" nella cura di anoressia e bulimia: rette da capogiro per una tipologia di cura innovativa, molto apprezzata dalle ospiti, in stragrande maggioranza giovani donne: sul metodo usato però si allunga l’ombra del sospetto, nato dopo la denuncia, lasciata postuma da una ragazza di Sondrio di 22 anni, che si è suicidata dopo nemmeno un anno dalle dimissioni, gridando su un pezzo di carta l’amore, sembra ricambiato, per il “professore”.
L’inchiesta è articolata: Bernasconi sembra essere il centro di un’intricato sistema che per il momento coinvolge sette persone, gruppo titolare di un centro terapeutico per persone sofferenti di anoressia e bulimia a Cascina Respaù di Como. Vittime ipotizzate centinaia di pazienti passati per le sue cure atraverso il forum Crisalide, poi alla clinica SanVita – tra cui molte giovani italiane, anche varesine – e poi alla Cascina Respaù, sede della comunità di aiuto, appunto, per giovani con disfunzioni nutrizionali.
Gli uomini della Guardia di finanza hanno svolto già numerose perquisizioni all’interno della cosiddetta Baita, sede del centro comasco. L’inchiesta segue le inchieste del quotidiano elvetico La Regione e della trasmissione della RTSI Falò, stimolata da una ex paziente milanese, che tempo fa aveva sollevato dubbi sull’attività dei centri gestiti dal sedicente professore. Secondo l’accusa a Forum Crisalide, Cascina Respaù, SanaVita e nella galassia di enti, società e associazioni riconducibili a Bernasconi, ci sarebbe un perverso legame fatto di “psicologia”, farmaci somministrati senza titoli per farlo, sesso estorto e una rete organizzata che spingeva pazienti in condizioni disperate ad usufruire delle cure “miracolose” della struttura svizzera, dove le ospiti arrivavano a pagare da 9 fino 12-13 mila euro al mese. Le testimonianze sono centinaia. La procura della Repubblica di Como ha inserito il diario della ragazza suicidata tra le carte: le indagini proseguono a tutto campo.
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