Farioli incompatibile? Nemmeno per sogno, sentenzia il consiglio
Al termine di un aspro dibattito la maggioranza approva una delibera che nega l'incompatibilità fra le cariche di sindaco e consigliere regionale supplente
Gigi Farioli si è messo la coscienza in pace almeno in fino al 12 settembre, quando sarà ascoltato in Regione dalla Giunta delle elezioni, che ha attivato ieri la procedura di verifica dell’incompatibilità fra le sue cariche di sindaco di Busto Arsizio e consigliere regionale. Il consiglio comunale ha infatti approvato ieri sera una delibera che nega la sussitenza della incompatibilità delle due cariche ricoperte dal primo cittadino. L’approvazione è giunta all’1,30 della notte dopo non poca discussione e il consueto duello verbale ad altissimo volume tra Audio Porfidio (La Voce della Città) e il presidente Speroni.
Farioli aveva fatto pervenire le sue osservazioni dopo il voto del consiglio comunale che, nell’ultima seduta, aveva avviato la procedura per la verifica dell’incompatibilità, asserendo che l’incompatibilità a suo giudizio non sussisteva, in quanto la sua condizione di consigliere regionale supplente per Massimo Guarischi, sospeso per una condanna penale in appello ma non revocato dall’incarico, lo porrebbe in una situazione "ambigua" e di mancata pienezza delle potestà di consigliere. Infatti, come avrebbe poi rimarcato il segretario comunale Giacomo Rossi, eccezionalmente chiamato ad intervenire sul tema (con tutte le gatte da pelare che già si ritrova, tra Corte dei Conti e simili… ndr), la situazione di Farioli è tale per cui se avesse declinato l’opportunità di sostituire Guarischi avrebbe perso definitivamente anche la possibilità di sostituire altri. Qualche maligno ha invece fatto notare, ma dietro le quinte, che la condizione «attenuata» del consigliere supplente non è così attenuata per quel che riguarda lo stipendio, notoriamente di molto superiore a quello da sindaco; e il fatto che Farioli abbia rinunciato alla sua paga da sindaco è dovuto a un divieto di cumulo che di per sè non depone a favore della compatibilità delle cariche. Lo stesso Rosi ammetterà che la discussione in consiglio «apre una pagina di storia» e che le opinioni dei giuristi sull’argomento divergono.
La difesa di Farioli si basa su una presunta ambiguità o mancanza di legislazione sul tema, derivante fra l’altro da quanto disposto dall’articolo 16bis della legge 108/68 e dall’art. 3 della legge 30/94 oltre che dalla legge regionale 6/95 sulla sostituzione di consiglieri temporaneamente sospesi. Porfidio, che aveva sollevato il problema dell’incompatibilità, si atteneva invece rigorosamente al testo unico degli enti locali (TUEL) del 2000 e al suo articolo 65, che nega il cumulo il cariche senza nemmeno citare la figura "speciale" del consigliere supplente. È stato fatto notare da più parti che «il consiglio comunale non è un tribunale» ed è vero, tant’è che Porfidio, tra un «Vergogna!» e l’altro all’indirizzo di un Farioli spazientito e di uno Speroni furibondo, preso atto della volontà della maggioranza di non approfondire politicamente andrà dritto in Procura a presentare un atto di citazione contro il Comune. Nell’Ulivo il capogruppo Mariani invitava il sindaco a «dipanare il dilemma», offrendosi di "aiutarlo" votando contro la delibera. A sostenere la linea di Porfidio era Antonello Corrado (Rifondazione Comunista), che parlava di «problema di legalità», scatenando la risposta irosa del sindaco, che gli dava del consigliere «incapace di intendere e di volere» («si vergogni» commenterà poi Corrado, «io in aula non interrompo e non alzo mai la voce»), oltre a bollare Porfidio come «abitante dell’isola di Creta».
Al problema legale-amministrativo se ne aggiunge uno politico. Se non fosse infatti Farioli a "supplire" alla forzosa assenza di Guarischi, suo collega in Forza Italia, per la nota vicenda del "listone" che portò Formigoni al trionfo nelle regionali 2005 potrebbe subentrare un esponente leghista. Anche da qui la cautela nel muoversi nel senso di tagliare il nodo esistente. Al voto conclusivo sulla delibera non prendevano parte Farioli, per senso di opportunità, e Diego Cornacchia (FI); unico astenuto Mario Cislaghi del Gruppo misto, la delibera passava con 13 voti (la maggioranza) contro 8 (le opposizioni). Forse il commento più appropriato a tutta la vicenda è quello, naturalmente in lingua locale, sfuggito al segretario leghista Gorini, che assisteva divertito alla querelle in mezzo al pubblico: «Chi ga vusa püssée, la våca l’é sua».
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