Inizio difficile per il nuovo progetto di città
Legambiente attacca: "Regole nuove ma è il solito patto del mattone. Niente ambiente né verde nelle priorità mentre nella metropoli l'abitabilità è al declino"
«L’attuale amministrazione cittadina ha ottenuto il consenso degli elettori su un programma in cui l’ambiente era ai primi punti, ma nel PGT , l’atto di governo più importante, l’ambiente è perfino scomparso come vocabolo: non si parla di qualità dell’abitare, di edilizia sostenibile, di efficienza energetica; silenzio sul parco Sud e sull’agricoltura; ci si limita ad introdurre un ‘borsino’ delle aree fabbricabili che, al di là della bontà o meno dello strumento, senza un’idea sostenibile di città rischia di ridursi ad un banale strumento di contrattazione commerciale dei suoli».Così Damiano Di Simine, presidente regionale di Legambiente, al termine della Prima Conferenza del Territorio svoltasi questa mattina, giovedì 19 luglio, a Palazzo Reale con lo scopo di aprire le consultazioni per elaborare il Piano di Governo del Territorio per la città di Milano.
Il responsabile dell’associazione ambientalista non fa sconti alla proposta della giunta emersa durante l’incontro e prosegue: «Apprezziamo che l’assessore Masseroli abbia finalmente voluto aprire una fase di partecipazione sulle scelte che delineeranno il futuro di Milano ma questo atto doveva avvenire un anno e mezzo fa – attacca -, quando l’allora assessore Verga avviò la procedura di Valutazione Ambientale del PGT, per accompagnare la formazione delle scelte fondamentali. Ora, invece, siamo in presenza di una procedura precipitosa, oltretutto alla vigilia del mese di agosto, con scadenze talmente ravvicinate da apparire non credibili: la partecipazione è qualcosa di più che un mero strumento di consenso elettorale. Avremmo preferito che il comune avviasse un reale processo di coinvolgimento attraverso la strutturazione di incontri, magari anche nei consigli di circoscrizione, per rendere la partecipazione più accessibile ai cittadini».
Nel giudizio ambientalista, un ripensamento della città è oggi non più rinviabile: Milano infatti si regge su un modello di crescita urbana illimitata che le città europee più dinamiche hanno abbandonato da tempo. «L’abitabilità della locomotiva milanese è in declino dal dopoguerra – conclude Di Simine – e lo testimonia il milione di milanesi fuggiti dalla città mentre il cemento continua a dilagare al ritmo di oltre un milione di metri quadri all’anno: le rendite aumentano e gli abitanti se ne vanno, ciò significa un totale fallimento delle politiche dell’abitabilità rette solo dal patto di sangue tra amministratori e società immobiliari. Purtroppo la nuova proposta di PGT presentata da Masseroli, anziché prendere atto di questo fallimento, si preoccupa solo di come lubrificare i meccanismi di occupazione dei suoli ancora liberi: concordiamo sulla necessità di una strumentazione urbanistica più efficiente e meno dirigista, ma vorremmo che si potesse davvero proclamare una nuova idea di città, più sostenibile, più abitabile, più bella».
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