Varesine provano la rivoluzione antitumore
Sperimenteranno su di sè un farmaco che lotta contro i tumori al seno più aggressivi. La sperimentazione presentata in un convegno internazionale all'ospedale di Circolo
Potrebbe essere la svolta tanto attesa nelle cure oncologiche per le forme più gravi di tumore del seno, quelle chiamate HER-2 positive. E Varese, grazie a tre studi in corso nell’Unità Operativa di oncologia medica dell’Ospedale di Circolo guidata da Graziella Pinotti, è in prima fila e parteciperà alla sperimentazione europea e italiana, dopo la conclusione di quella americana.
«Nei primi 2 studi, che termineranno nel 2009 – spiega Graziella Pinotti, responsabile dell’unità – saranno reclutate almeno 10 donne. Entrambi riguardano una piccola molecola, chiamata lapatinib, in grado, secondo quanto emerso nella sperimentazione americana, di superare la barriera encefalica e di agire, quindi, non solo sul tumore ma anche sulle metastasi cerebrali, che fanno parte delle evoluzioni possibili in queste forme aggressive di carcinomi mammari. Il primo tipo di studio, il trattamento con questo farmaco dopo l’operazione al seno, è comune a molti reparti d’Europa e d’Italia. Ma col secondo il lapatinib verrà utilizzato in una fase precoce di malattia, in alternativa all’operazione: si tratta di uno dei primi studi in Italia e in Europa. Il terzo studio invece è ancora in fase embrionale: il lapatinib verrà somministrato a pazienti che hanno già metastasi cerebrali per verificarne l’efficacia. Al momento nessun farmaco è in grado di farlo».
La nuova scoperta potrebbe essere una soluzione rivoluzionaria per una forma di tumore che fino a cinque anni fa era la più temuta dagli oncologi e la più infausta per le donne: ad avviare questa rivoluzione, prima di questa molecola c’era stata l’introduzione di un anticorpo monoclonale, il trastuzumab (noto con il nome commerciale di Herceptin): un farmaco che ha cambiato radicalmente le aspettative di vita delle donne, ma con effetti collaterali – in particolare le complicazioni cardiologiche, quando associato ad altri farmaci – ancora oggetto di studio: e tra i ricercatori che se ne occupano c’è anche la malnatese Laura Pentassuglia, da Nashville.
La rivoluzione Herceptin – che ha però già scritto una nuova pagina nella storia del carcinoma mammario, rivelandosi un prezioso alleato per il trattamento di quei tumori, 11 mila solo in Italia, che fino a 5 anni fa non lasciavano scampo – aveva però un altro difetto: era costituito da molecole troppo grosse, che erano in grado di aggredire le metastasi in quasi tutto il corpo tranne che nel cervello. Problema che sembra non avere la piccola molecola chiamata lapatinib che, in associazione a un altro farmaco, la capecitabina, ha dimostrato di raddoppiare il tempo di progressione della malattia, rallentandone quindi il decorso.
L’argomento viene affrontato in un convegno internazionale che si tiene il 3 luglio alle 10 nell’aula S. Elisabetta dell’Ospedale di Varese. Insieme alla dottoressa Pinotti sarà presente anche il professor Massimo Cristofanilli, uno dei massimi esperti dell’oncologia mondiale, cervello ‘fuggito’ anni fa all’Università del Texas. Che racconta come Lapatinib abbia già trovato una sua collocazione nel trattamento dei tumori HER-2 positivo in fase avanzata o con metastasi, ma come altri studi, stiano rivelando altri importati bersagli «In Texas – spiega il prof. Cristofanilli – stiamo conducendo uno studio sui tumori definiti infiammatori, neoplasie abbastanza rare ma particolarmente aggressive che con questa molecola sembrano regredire anche senza il supporto della chemioterapia».
Una strada aperta, favorita anche dal fatto che le donne con tumore HER-2 positivo possono essere diagnosticate precocemente attraverso un test specifico, in grado di identificare la sovraespressione dell’HER-2.
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