Bossi abbassa il tiro: “Stop a lotto e Gratta e vinci”
Dalle minacce dei fucili all'invito a non giocare più per ostacolare il "fisco ingiusto": i passi indietro del Senatùr, che risponde e contrattacca alle critiche
Dopo la minaccia delle armi, ecco quella dello sciopero del Gratta e Vinci. Umberto Bossi abbassa il tiro e invita i suoi elettori, quei Padani che solo ieri, domenica 26 agosto aveva indicato come popolazione vessata, che non si è mai armata “ma c’è sempre una prima volta” a non acquistate più i biglietti delle lotterie e del Gratta e vinci. Basta con lotto, totocalcio e superenalotto, la prima delle iniziative contro “il fisco iniquo” che la Lega intende presentare il 16 settembre a Venezia. L’indiscrezione arriva dalla riunione del Carroccio svoltasi a Milano.
In merito alla polemica sulle parole incendiarie lanciate da Bossi, lo stesso leader della Lega Nord invita chi si lamenta a “venire a spiegare alla gente incazzata perché ci sono tante tasse, vengano loro a calmare la rabbia che monta nei cittadini”. Bossi respinge le accuse per il linguaggio violento e contrattacca, affermando di aver sempre saputo incanalare la protesta per via pacifica e democratica. Si è anche difeso il Senatùr, attaccando la stampa e le forze politiche di centro sinistra di aver allestito un processo mediatico nei suoi confronti. Bossi ha detto anche che “la rivolta fiscale non si fa certo con le armi, ma con la rivolta stessa”, senza cadere nelle “provocazioni di lor signori” e ha affermato di “voler continuare nel programma di rivolta contro il fisco ingiusto rispettando le leggi”.
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