Caro libri: un salasso inevitabile

I tetti di spesa imposti dal Ministero per l'acquisto dei libri alla scuola dell'obbligo sono troppo stretti. Docenti e presidi fanno il possibile ma con non sempre con successo

Dalle associazioni di consumatori, l’allarme è arrivato al Ministero della Pubblica Istruzione, che ha incaricato gli uffici regionali di far luce sugli aumenti eccessivi che ha registrato la spesa scolastica legata ai libri.

La dirigente Dominici ha scritto a tutti i presidi perchè diano un resoconto di quali sono state le scelte per il prossimo anno, con i relativi costi.
Il tetto di spesa fissato per la scuola dell’obbligo è di 280 euro (per la seconda e terza media i tetti sono invece rispettivamente di 108 e 124 euro), ma ben in pochi hanno rispettato il parametro.

Ogni libro viene scelto dal singolo insegnante, che lo presenta al consiglio di classe. Nel caso di risposta favorevole, è il collegio docenti che ne ratifica l’adozione come libro di testo. Alla fine, l’istituto è chiamato a fare i conti e a verificare che i tetti non siano stati superati. Alla primaria di secondo grado ( l’ex scuola media inferiore) il calcolo viene fatto sul triennio: se al primo anno c’è uno sforamento del dieci per cento, la proposta viene presentata con una relazione al consiglio di istituto che approverà l’incremento dei costi. In caso contrario, si dovrebbe riaprire la trafila, alla ricerca di testi alternativi che consentano di rientrare nella spesa massima consentita. Il fatto è che solo pochissime scuole, alla luce di uno sforamento, decidono di tornare sui propri passi. In gioco, inoltre, non c’è alcuna sanzione a carico della scuola, tutt’al più un’ammonizione a carico del dirigente che non ha vigilato.

Così, ogni anno, l’allarme caro libri risuona. Senza possibilità di scampo.
«Il vero problema è che i tetti sono troppo bassi – spiega Sabino Famiglietti, dirigente proveniente dall’istituto di Viggiù e da settimana prossima chiamato a dirigere le scuole dell’obbligo a Gazzada – Le materie sono aumentate, per alcune materie non c’è possibilità di scelta. Così è difficile far quadrare i conti. Io, personalmente, verifico sempre che la spesa per le famiglie sia quella prevista a livello ministeriale, ma per farlo abbiamo reso facoltativo" l’acquisto dei dizionari, chiedendoli magari per Natale. Ci vorrebbe un intervento serio e forte nel settore dell’editoria: l’antitrast parla di cartello, e credo che ci siano accordi tra le case editrici che limitano estremamente le possibilità di scelta».

«Sono due le cause principali del caro libri" – spiega il dirigente Antonio Antonellis, che dirigerà il terzo circolo didattico di Varese, dopo aver guidato l’istituto comprensivo di Comerio –  Da una parte i tetti di spesa del Ministero che sono fermi da parecchi anni, dall’altra la politica delle aziende editoriali che fanno lievitare i costi dei tomi del secondo e del terzo anno delle materie triennali. In questo modo la scuola o adotta ugualmente il testo per continuità didattica o ne sceglie uno alternativo cambiando il sistema educativo dopo il primo anno. In ogni caso è sempre un problema far quadrare i conti».

Diverso il discorso per l’adozione di libri di testo da parte del "docente- autore": «Sono eventi veramente eccezionali – spiega ancora Famiglietti, che è anche rappresentante sindacale della Cisl – Se il libro, comunque, è edito regolarmente, vale per quel testo la regola del contenimento della spesa che vale per tutti». Dello stesso parere è Antonio Antonelli: « Se un editore valuta seria la proprosta editoriale di un insegnante e il preside, d’accordo con il collegio docenti, è convinto della sua bontà, non capisco perchè si debba impedirne l’acquisizione. Entro i limiti monetari convenuti». 

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Pubblicato il 27 Agosto 2007
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