Spacciatori numerologi “incastrati” col diciassette
Smerciavano tre etti di stupefacenti al giorno: sette arrestati e quindici indagati nell'operazione "Seventeen" condotta dalla polizia. Il risultato di anni di indagine
Un’operazione antidroga partita con un colpo di pistola. È
quella portata a termine dalla Polizia di Gallarate, denominata “Seventeen” (diciassette, in inglese): quasi quattro anni di indagini coordinati dalla procura della Repubblica di Busto Arsizio che hanno portato all’arresto di sette persone, alla denuncia a piede libero di altre quindici e alla segnalazione di ventidue come consumatori o clienti, tanti dei quali giovani, in gran parte facenti parte della cosiddetta Gallarate “bene”, con una rete privilegiata di spaccio nella zona della città dei Due Galli.
L’episodio che ha dato il via alle investigazioni risale al settembre
2003, quando Giuseppe D’Alessandro, classe 1951, origine calabrese e residente a Gallarate, venne raggiunto nella sua abitazione in periferia, via Curtatone, da alcuni colpi di pistola che lo colpirono al fianco. Gli uomini del commissariato gallaratese, guidati da vice questore Giovanni Broggini, non credettero alle spiegazioni dell’uomo, che parlò di lite condominiale prima e di sconosciuti poi. L’episodio dello sparo e i responsabili restano tuttora poco chiari, ma da lì cominciarono indagini complesse e lunghe su famigliari, conoscenze e attività di D’Alessandro, finito in carcere la scorsa settimana insieme a Salvatore Ardizzone (’67), Paolo Meneghello (’68), Antonio Capraro (’77), Antonio Reccia (’55), Espedito Margarito (’68), tutti residenti nel Gallaratese e con precedenti penali tranne Capraro, e Sander Deda (’75), cittadino albanese, raggiunto in carcere a san Gimignano dall’ordinanza di custodia cautelare. L’operazione è scattata la scorsa settimana con attività congiunta in tutta Italia, coinvolgendo oltre a quella di Gallarate le questure di Brescia, Verbania, Siena, San Remo, Agrigento: gli agenti della Polizia di Stato non sono riusciti a prendere tutti e sette gli accusati insieme. Infatti Reccia, che si trovava in vacanza a San Remo con la famiglia, è riuscito a fuggire all’arresto ed è stato preso solo la notte di martedì 31 luglio in un night di Verbania.
Nelle 150 pagine di ordinanza i sette sono accusati di una trentina di capi d’imputazione, i più gravi dei quali spaccio e traffico di cocaina, eroina, hashish e marijuana. Tra le accuse non c’è quella di associazione per delinquere: sarà la magistratura a stabilire se ci sono gli estremi per associare i reati delle sette persone finite in manette, per i quali comunque la Polizia ha stabilito l’esistenza di contatti e interessi comuni. I proventi dello spaccio e del traffico venivano utilizzati dagli arrestati per attività collaterali illecite, una sorta di contorno per arrotondare e riciclare il denaro. Per dare un’idea dell’attività “stoppata” dalla Polizia di Gallarate, basta pensare ad un episodio che ha coinvolto Deda nel 2006: fu “pizzicato” dalla Polizia Stradale di Busto Arsizio tra Lainate e Rho con mezzo chilo di cocaina in macchina pronto per essere smerciato.
Il commercio giornaliero scoperto dagli agenti di Gallarate
ammonta a circa 3-4 etti di droga al giorno, con proventi ingenti facilmente immaginabili e, come detto, reinvestiti in altre attività illecite. Le indagini sui canali di rifornimento della sostanza stupefacente sono al vaglio degli inquirenti, anche in questo caso con la collaborazione di altre questure sparse su tutto il territorio nazionale; la Polizia sta anche indagando per identificare con precisione la destinazione del denaro incassato dallo spaccio. Una nota di colore infine sul nome scelto per l’operazione: “Seventeen” fa riferimento alla passione per la numerologia e il gioco del lotto dei sette finiti in manette, ma anche ai mesi di durata delle intercettazioni predisposte dalla Procura. Questa volta il numero 17 ha portato bene alla Polizia, che è riuscita a sgominare un’importante rete di spaccio con al centro Gallarate.
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