Edili: “Manifestiamo per proteggere tutti i lavoratori”
La società svizzera degli impresari-costruttori vuole disdire il contratto nazionale del settore
Da 70 anni garantisce precisi diritti ai lavoratori del settore edile: per questo, per loro, il contratto nazionale mantello (Cnm) non deve essere disdetto. Per difenderlo i lavoratori svizzeri manifesteranno sabato 22 settembre alle 13.30. Il loro obiettivo è far sentire la propria voce alla società svizzera degli impresari-costruttori (SSIC) che ha deciso di abolirlo: il messaggio da far passare sarà Cnm = pace sociale.
Il Cnm è nato 1938 ed è stato uno dei primi contratti collettivi di lavoro firmati a livello nazionale. La settimana di 50-55 ore e le indennità per lavoro notturno e domenicale (1938), il diritto ad una settimana di vacanza (1944), la settimana di 5 giorni (dal 1960 dapprima nel settore della costruzione in legno di Ginevra), i miglioramenti nell’assicurazione d’indennità giornaliera in caso di malattia nonché la 13esima mensilità per tutti (1977) e infine le quattro settimane di vacanza (1978) hanno imposto degli standard per gli altri rami e a livello legislativo. Sono questi alcuni dei diritti che fino ad oggi erano assicurati ai lavoratori edili che veniva negoziato tra i sindacati e i datori di lavoro: l’ultimo grande progresso è stato l’introduzione del pensionamento a 60 anni per il settore edile nel 2003
A far insorgere gli edili c’è non solo la preoccupazione per il loro settore e l’immediato futuro, ma anche le possibili conseguenze che potrebbero esserci per i lavoratori di altri settori ed i loro contratti. Questa decisione infatti potrebbe fare da apripista al dumping sociale e salariale.
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