“Non diventiamo cattivi maestri di noi stessi”

Erica D'Adda (Ulivo) avverte: non facciamo di tutta l'erba un fascio, è dalla disaffezione alla democrazia che nasce l'antipolitica

A un uomo la vita consegna un orrore intraducibile per la razionalità umana; poi anni, giorni e minuti secondi per ricordare e testimoniare quell’orrore.

Se S. Agostino aveva ragione quando diceva:” né i tempi futuri né quelli passati sono ed è improprio dire che i tempi sono tre, passato, presente e futuro. Probabilmente sarebbe appropriato dire che i tempi sono tre in questo senso: il presente di quel che è passato, il presente del presente, il presente del futuro. Queste tre specie di tempi sono quindi nell’anima e non vedo come possano essere altrove” allora Angioletto Castiglioni è condannato ad essere sempre lì, nell’orrore indicibile e ancora lo vive.

L’immagine di quest’uomo insultato da una muta di vigliacchi senza capelli e senza ragione nella via principale della nostra città, solo, senza nessuno che gli si affiancasse e lo difendesse, lascia un malessere sordo che le grandi parole non riescono a dissipare.

Le parole, lasciate correre a fiumi nelle manifestazioni ufficiali non bastano più. Sembriamo avere perso l’aderenza fra la nostra parola e la cosa.

Se non reagiamo insieme con un salto culturale di qualità superiore, continuo nel tempo e non limitato all’iconografia ufficiale, rischiamo tutti.

Ancora le parole, che possono essere pietre. E le può tirare anche un giornalista intelligente.

Quando parliamo di “sottile vernice di Stato di diritto, una patina corrosa e cadente di democrazia, un antifascismo di facciata che non inganna più nessuno” incorriamo in due pericoli.

Uno: quello di far credere che ciò che si è costruito finora, grazie a chi ha lottato per consegnarlo alle nostre generazioni, per quanto imperfetto e perfettibile, sia da buttare.

Si crea una disaffezione alla democrazia e una contestazione globale del sistema in quanto tale, i cui germi la storia insegna essere i primi segnali di allarme vero.

Due: se la delegittimazione del sistema e della democrazia diviene la ragione con cui si spiegano gli avvenimenti di questi giorni: gli insulti a Angioletto, l’antisemitismo, il rinascere di movimenti nazisti, allora quelli che usano queste parole hanno tutti ragione.

Anche i movimenti estremi che fanno di certe variazioni sul tema la loro bandiera.

Non confondiamo poi le difficoltà e la paura del diverso della nostra gente, che sfocia sì a volte in atteggiamenti riprovevoli e da condannare, con chi inneggia ai forni crematori per gli ebrei, istiga all’odio razziale fine a sé stesso, alla violenza come metodo e fine, alla distruzione e alla denigrazione della civiltà politica occidentale.

Non diventiamo i cattivi maestri di noi stessi.

La buona Politica non è mai nata dall’antipolitica.

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Pubblicato il 25 Settembre 2007
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