Partito Democratico, clone o ciclone?

"Ciclone" scommettono Tosi e Alfieri, pungolati da destra (Paragone, Della Porta Raffo, Cattaneo, Fontana) e da sinistra (Agostinelli) al dibattito organizzato ad Anche Io

Il Partito Democratico, croce e delizia del dibattito politico contemporaneo, tiene banco ad Anche Io. Per discutere del nuovo soggetto politico alla festa di Varesenews sono giunti esponenti politici locali e giornalisti in rappresentanza di un ventaglio di posizioni differenti. I segretari provinciali di DS e Margherita, Stefano Tosi e Alessandro Alfieri, si sono sottoposti alle sottili provocazioni di Gianluigi Paragone, vicedirettore di Libero, e di Mauro Della Porta Raffo, saggista, scrittore e giornalista, “affiancati” da Raffaele Cattaneo, assessore regionale alle Infrastrutture in quota Forza Italia, Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese, e, all’altro lato del tavolo e dello spettro politico, Mario Agostinelli, capogruppo di Rifondazione Comunista in consiglio regionale. Ne è sortito, grazie anche a un pubblico numeroso e partecipe, un dibattito vivo e con posizioni chiare. 

La prima sassata parte proprio da Paragone, lesto a definire il PD come “un contenitore, un sintomo di una simil-berlusconizzazione della sinistra”, in un ambito che vedrebbe primarie “non aperte”, già decise nell’esito dalle segreterie. “Un’operazione inutile, di puro marketing politico” attacca l’ex direttore della Padania. Raffaele Cattaneo sottopone invece Tosi ed Alfieri ad una sorta di esame d’ammissione alla destra. Quali sono le idee del PD su bene comune, laicità, libertà di scelta? Statalismo o liberismo? Irreligiosità o tradizione? Fontana, da parte sua, rilancia “in salsa verde” (leghista, of course, ndr) lo spirito del V-Day di Grillo, annunciando l’inutilità di questi dibattiti agli occhi dell’uomo della strada. “Destra e sinistra si fondano sul nulla, sull’apparenza, non sulla sostanza. La gente non è stupida, e riconosce le scatole vuote, il marketing politico sulla base di scelte verticistiche” afferma, bollando così sia il PD che la sua ipotetica controparte di centrodestra, il Partito della Libertà: la Lega, ricorda, “non entrerà in nessuna accozzaglia”. “Se questa è la nuova democrazia, meglio quella vecchia: si torni alle ideologie, quando avevo nel comunista un nemico politico con cui confrontarmi”.

Stefano Tosi motiva la scelta di dar vita al PD con la necessità di un partito numericamente solido che “ancori” e “governi” il centrosinistra. “Questa deve essere una rivoluzione democratica” afferma convinto. “Sarà un ciclone” promette Alfieri, riprendendo la domanda sottesa al dibattito (“il Partito democratico: clone o ciclone?”). “Vogliamo un partito che costruisca un programma e su quello crei le sue alleanze”. Un riferimento, obbligato, Alfieri lo riserva anche al V-Day in cui centinaia di migliaia di italiani hanno detto ai politici quel che pensano di loro (“non è questo il sistema per migliorare le cose” commenterà con distacco Raffaele Cattaneo). “C’è rabbia e disaffezione alla politica tra alcune persone, l’ho visto di persona recandomi ieri ai banchetti di raccolta delle firme. Una rabbia cui bisogna trovare risposta”. Agostinelli elogia invece la chiarificazione del quadro politico connessa alla nascita del PD, ma ricorda che il nuovo soggetto “non è autosufficiente”. “La gente sa distinguere populismo da partecipazione, e il PD dà risposta alla voglia di partecipare” ammette il capogruppo di Rifondazione al Pirellone, preoccupato non dal rischio che il nuovo soggetto del centrosinistra si dia ad alleanze variabili, bensì dall’egemonia delle destre e del Nord sul dibattito politico. “Abbia il PD il coraggio di ammettere l’abbandono della rappresentanza del mondo del lavoro e dei ceti popolari, invece di aiutare la destra a dividere l’Unione in riformisti e radicali cosiddetti estremisti”. Per Agostinelli “quello che la gente non sopporta è il pensiero che con la nascita del PD non via sia più differenza tra destra e sinistra. E sia chiaro che le nostre idee sul futuro della Lombardia sono e restano diverse da quelle di tutte le forze qui rappresentate: territorio e risorse non sono eterni”. Alle preoccupazioni di Agostinelli corrispondono da destra quelle di Fontana, che parla di una “melassa” al centro dell’arco politico, verso cui tenderebbe anche Veltroni.

A Della Porta Raffo e Fontana, che rincaravano sullo scarso rinnovamento nella leadership del PD, Stefano Tosi controbatte serafico e feroce: “Parliamo un po’ delle procedure di scelta del leader in Forza Italia, o nella Lega…” Imbarazzo. I valori ci sono nel PD, afferma Tosi rispondendo al “professor” Cattaneo e al suo “esame”. Si metterà una pietra tombale sull’approccio statalista, mettendo al centro la società; si cercherà di sottrarre il tema “affascinante” della libertà di scelta all’abbraccio delle destre, il senso religioso “sarà parte integrante” del PD, si lotterà per rilanciare le riforme nonostante l’opposizione degli interessi consolidati, per rendere “flessibili” non più solo quelli che stanno in basso e subiscono, ma anche chi ha ruoli dirigenziali. Infine, Tosi rivendica un ruolo attivo e centrale per la Lombardia: “un solo ministro lombardo su ventuno” sospira (nel governo Berlusconi se ne ebbero nove, ma è Paragone stesso a riconoscere il fallimento politico di quell’esperienza), e una regione ricca ed attiva da cui deve partire il segnale del cambiamento. Alfieri contesta le accuse da destra: “si lavora sul campo per costruire il PD, rischiamo anche noi dirigenti. Veltroni non è un candidato unico alla guida del partito, invece il Partito della Libertà lo fanno dal notaio…”. A scaldare gli animi del pubblico a conclusione del dibattito è Malpensa, tirata fuori per puntare il dito contro il romano Veltroni; ma anche qui è Paragone a dover ammettere le lentezze, davvero bipartisan, del federalismo. La parola passa a questo punto al popolo delle primarie: il 14 ottobre si avvicina a passi da gigante.

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Pubblicato il 10 Settembre 2007
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