Piloti e stewards: “sciopero bianco” contro i tagli di Alitalia

Un centinaio di voli tra giovedì e venerdì sono stati cancellati. Intanto in un'intervista al Corriere della Sera Bonomi torna a criticare il nuovo piano industriale

A Malpensa è in atto una sorta di sciopero bianco da parte dei dipendenti Alitalia. Il piano industriale che penalizza lo scalo della brughiera e che comprende tagli e avviamenti alla pensione per un migliaio di lavoratori non piace. Un centinaio di voli tra giovedì e venerdì sono stati cancellati, altri subiranno la stessa sorte nei prossimi giorni: si tratta di voli a corto e raggio di Alitalia Express (Ancona, Zurigo, Strarburgo, Ginevra, Marsiglia, Bologna, Dusseldorf, Krakow, Timisoara, Nizza, Stoccarda, Pisa, Monaco, Varsavia e Bilbao le mete cancellate). Ufficialmente le cancellazioni sono state spiegate con motivi tecnici: non ci sono agitazioni sindacali in atto, ma i piloti e gli steward si limitano a mettere in pratica rigidamente il regolamento. In altre parole una sorta di sciopero bianco in coincidenza con le ipotesi di disimpegno di Alitalia da Malpensa di cui i dipendenti di Alitalia Express temono di essere i primi esuberi designati tra i mille dei quali si parla in questi giorni.

 

«Alitalia Express è destinata a morire – spiega il segretario generale della Fit Cisl Dario Balotta a Repubblica -: è la società partecipata con sede a Malpensa che opera voli a breve raggio con velivoli Embraer e Atr. Questa flotta, che alimenta i voli intercontinentali e l’hub di Malpensa, nella strategia del nuovo piano Alitalia non serve più a niente. I piloti e il personale di volo fa sciopero bianco per la propria sopravvivenza».

Tutti che protestano dunque: dipendenti, sindacati, Sea, politici lombardi guidati da Formigoni e dalla Moratti che bollano il piano Alitalia come miope. D’altro canto l’Unione Europea ha risposto a chi minacciava ricorsi che il piano non è in contrasto con le norme europee.

 

A dare un barlume di speranza sul futuro di Malpensa ci pensa Giuseppe Bonomi, presidente di Sea, società che gestisce gli scali milanesi. In un’intervista al Corriere della Sera Bonomi ha ribadito che «altre compagnie hanno enormi interessi per gli spazi che resteranno liberi, Sea ha un piano di marketing commerciale piuttosto aggressivo, che ovviamente ora terrà conto degli annunci di Alitalia: la compagnia di bandiera in un accordo del 2005 dichiarava di “aver costituito presso Malpensa uno snodo di traffico aereo (hub) e di considerare elemento fondamentale della sua strategia industriale lo sviluppo della propria presenza sull’aeroporto” – ha detto Bonomi al Corriere della Sera -. Il contratto indica benefici economici per Alitalia, in base ad esso la Sea ha programmato importanti investimenti: ora stiamo valutando se si profilano degli inadempimenti contrattuali e l’ipotesi di un’azione legale per chiedere i danni. Con le scelte di Alitalia, in giro per l’Europa oggi stanno festeggiando in molti: sia le compagnie che rimpiazzeranno Alitalia sulle rotte soppresse, sia chi acquisterà. Con questo piano un intero pezzo del Paese non avrà accesso diretto ai voli intercontinentali, quelli economicamente più vantaggiosi e senza la concorrenza dei low cost: è una scelta autolesionista. Il discorso sulle merci poi non regge: in maggioranza le merci viaggiano nella pancia dei voli passeggeri, quelli che si vogliono ridurre. Mi sembra l’ennesima contraddizione. La diatriba Milano-Roma è una prospettiva sbagliata per inquadrare il problema. Sarebbe una guerra tra poveri. Il "riposizionamento" su Malpensa è un danno per tutto il Paese – prosegue Bonomi -. I lavoratori che si sentono minacciati? Mettendo insieme la riduzione del lungo raggio e i numeri degli esuberi, molti lavoratori faranno due più due, la tensione sociale al Nord aumenta. Noi stiamo lavorando per creare un network tra gli aeroporti del Nord Italia, con Malpensa al centro. Abbiamo la fortuna di lavorare in un grosso bacino, con una domanda non ancora del tutto intercettata».

 

Infine la situazione finanziaria della compagnia di bandiera: al 31 luglio, l’indebitamento netto del gruppo è pari a 1 miliardo e 50 milioni di euro, l’1,5% in più rispetto a fine giugno mentre le disponibilità e i crediti finanziari a breve ammontano a 592 milioni, con una riduzione del 3,3% rispetto ai 612 milioni di fine giugno.

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Pubblicato il 01 Settembre 2007
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