Riprodotta la biga di Vulci

Il manufatto, che riprende un originale etrusco del VII secolo a. C., è esposto nel Salone dell’Arte, nuovo spazio espositivo della Fieracavalli

Una riproduzione a dimensioni reali della Biga di Vulci, capolavoro dell’arte etrusca risalente al 680 a. C. e ritrovato nel 1965 tra il corredo della Tomba del Carro a Vulci, in Etruria (Viterbo), è esposto in questi giorni a Fieracavalli, all’interno del Salone dell’Arte, nuovo spazio che la rassegna equestre veronese dedica alle rappresentazioni del cavallo nel mondo delle arti figurative. 

Il manufatto, riprodotto in maniera accuratissima e con la tecnica dell’epoca (l’originale si può ammirare nel museo di Villa Giulia a Roma), è stato realizzato da Flavio Fossato, archeologo-sperimentatore di Verona, che nel corso di quattro mesi ha forgiato gli stessi materiali utilizzati quasi tremila anni fa dagli Etruschi.

«Il senso dell’archeologia sperimentale è proprio questo», ha spiegato lo stesso archeologo, oggi sessantenne, ma sin da bambino interessato a questo tipo di lavorazioni artigianali. «Significa capire come un oggetto è stato costruito, perché è stata data una determinata forma e perché sono stati usati determinati materiali».

Nel caso della ricostruzione del carro, utilizzato dal defunto (di elevato rango sociale) probabilmente per scopi venatori, Fossato ha utilizzato, proprio come i suoi predecessori, legno di olmo per il telaio, tasso e pero per le ruote, e una lamina di bronzo con elevato quantitativo di rame per la celeberrima cassa, decorata a sbalzo.

Come sfondo nella sala dell’esposizione della Biga, circondata da pregevoli riproduzioni ceramiche attiche a figure nere e rosse, realizzate dall’archeologo-sperimentatore Massimo Bordo, le immagini delle gare ippiche care al mondo etrusco, che celebrano il rito funerario. 

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Pubblicato il 09 Novembre 2007
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