Benedizione vietata, il parroco non si arrende
Don Pasquale chiederà al consiglio di istituto il permesso di benedire la scuola Pizzigoni
Non è finita. E c’era da aspettarselo. Il prete che non ha potuto benedire la scuola elementare Pizzigoni ci riproverà, ma questa volta sarà il consiglio di istituto, e non la preside, a riesaminare la richiesta di benedizione negata dalla dirigente l’ultimo giorno di scuola prima delle vacanze.
Una via "istituzionale", ma anche un escamotage per aggirare il no della preside pronunciato in nome del rispetto della laicità della scuola pubblica. Don Pasquale Colombo, parroco di Regina Pacis è deciso a portare la questione della benedizione di fronte all’organo di rappresentanza democratico dell’istituto comprensivo di cui fa parte anche la scuola elementare, e che per definizione raccoglie non solo il parere del capo di istituto, ma anche quello di genitori e insegnanti. Proprio a loro si rivolgerà la parrocchia, fidando sul fatto che il no della preside ha fatto scalpore e la protesta del prete ha ricevuto la solidarietà del sindaco, di una parte del mondo politico, e di diversi genitori. «Abbiamo parlato con il vicario episcopale – dice don Pasquale – e d’accordo con lui abbiamo deciso di seguire questa strada anche se è alcune cose le dobbiamo ancora definire. Non pretendiamo nulla – continua – ma appena possibile scriveremo una lettera ufficiale».
La scuola è chiusa per le vacanze natalizie, non è stato dunque possibile capire se vi sia un consenso maggioritario tra il corpo docente e tra le famiglie a una iniziativa del genere. Ma il dibattuto che l’episodio ha suscitato in città non ha lasciato indifferenti i saronnesi e c’è da scommettere che molti si siano già fatti una loro opinione.
Il comune aspetta di vedere come andrà a finire, e anche l’assessore all’istruzione Massimo Beneggi ribadisce che l’amministrazione è solidale con il parroco ma non ha competenze specifiche. Uno spezzone del dibattito è rintracciabile anche su Varesenews, a cui sono giunti decine di commenti che rappresentano uno spaccato delle inquietudini della nostra società: i lettori sono divisi tra chi ritiene sbagliato derogare dalle proprie tradizioni culturali per la presenza degli stranieri, e chi invece ricorda che la scuola pubblica è laica e non ha l’obbligo di dare spazio alle benedizioni religiose di qualsivoglia confessione.
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