In marcia per la pace, ricordando i morti della Thyssen
Un ricordo alle vittime del lavoro nel corso della marcia ecumenica cui ha partecipato il mondo cattolico
Al suo arrivo in piazza Monte Grappa, la Marcia ecumenica promossa, domenica pomeriggio, da Acli di Varese, Decanato di Varese, Caritas decanale e Croce Rossa, evoca la tragedia della Thyssen di Torino. Silenzio e grande partecipazione accompagnano l’intenso e commosso ricordo dell’agonia e della terribile morte dei sette operai, letto al microfono dall’aclista Luana Simeoni, che nella centralissima piazza varesina si sofferma sulla questione del “lavoro sfruttato”, fatto di precarietà e insicurezza, giovani senza futuro e stranieri senza diritti. Come le altre tappe di questa “via crucis” tra le violenze del presente, che si snoda in strade e piazze del capoluogo, anche questo momento intreccia preghiera e presa di coscienza.
E’ il percorso per la pace che si svolge nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (in corso dal 18 al 25 gennaio), animato dai rappresentanti delle comunità cristiane attive sul nostro territorio, i quali si passano la fiaccola della pace a rimarcare l’esigenza di un dialogo tra le chiese capace di affrontare le difficoltà e le sfide che interpellano l’umanità.
La manifestazione parte da piazza Repubblica, con l’obiettivo, questa volta, di raccogliere fondi in favore dell’Ospedale di Sanati in Zimbabwe, un gesto di carità suggerito dall’Unione cristiana evangelica battista italiana. A prendere la parola è il prevosto di Varese, monsignor Gilberto Donnini. Sottolinea il fatto che l’iniziativa, proposta in città dal 2001, si presenti con due facce. “Questo itinerario costituisce certamente un momento di preghiera per chiedere la pace – spiega il prevosto -, e dunque ha valore per i credenti. Ma nello stesso tempo, la pace è una realtà che dobbiamo costruirci da noi, e ognuno deve dare il suo contributo”. Forte il richiamo di monsignor Donnini a papa Giovanni XXIII: “Già lui aveva insistito sul fatto non può esserci la pace senza la giustizia”.
In piazza XX settembre, è il pastore della comunità battista di Varese, Stefano Fontana, a richiamare l’orrenda realtà della “infanzia negata”, prima tappa della marcia, una drammatica realtà che getta la sua ombra lunga sulla storia degli uomini, da Erode ai nostri giorni. A fare da cornice i banchetti di associazioni come
“Parada Italia”, che sostiene progetti in favore dei bambini e giovani soli per le strade delle nostre città, e dell’Opera Mater Orphanorum, da sempre attenta agli orfani.
La violenza contro le donne costituisce l’ulteriore tappa della marcia: riflessione e preghiera si intrecciano nelle parole del pastore valdese Antonio Monteggia, che ricorda i 6 milioni di donne che hanno subito violenza nella loro vita e il milione e 400 mila che ha subito violenza prima dei 16 anni. Un quadro terribile testimoniato anche dai militanti di Amnesty International, che accolgono i partecipanti alla marcia quando arrivano in piazza san Giuseppe.
La marcia si conclude in piazza San Vittore, dove il pastore valdese-metodista Aurelio Penna interviene per affrontare il nodo immigrazione. “La crisi economica e la necessità di sopravvivere mettono in movimento grandi masse umane – ricorda Penna -, creando spesso disagi e insofferenze”. Un cambio epocale che non deve portare alla violenza. “Coloro che vengono tra noi, devono essere accolti con grande amicizia e comprensione”.
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