“Non lasceremo i lavoratori per strada”

Preoccupazione fra i delegati sindacali di Cgil-Cisl-Uil, riuniti stamattina al T2 di Malpensa per l'attivo generale ed intecategoriale

A Malpensa la preoccupazione è tanta. Se ne è avuto riprova anche stamattina assistendo all’attivo generale dei delegati sindacali di tutte le categorie attive e di tutti e tre i sindacati confederali. L’incontro, al Cral del Terminal 2, è stato convocato a questo livello per la prima volta dalla creazione della Grande Malpensa dieci anni or sono: hanno partecipato circa 250 delegati. Una sorta di Stati Generali sindacali, presenti i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Ivana Brunato, Carmela Tascone e Marco Molteni, per sentire il polso dei dipendenti al lavoro presso l’aeroporto, da un lato, e per rassicurarli dall’altro circa l’attenzione loro rivolta dai sindacati.

«Non lasceremo i lavoratori per strada» ha promesso Susanna Camusso, segretario regionale della Cgil chiudendo l’incontro, «il tema del futuro è il mantenimento dell’occupazione, non possiamo permetterci che Malpensa debba ripartire da zero». Putroppo, come già rilevava Camusso, è più facile che si finisca a dover parlare di ammortizzatori sociali: gli esuberi sono già dietro l’angolo: veder sparire 110 voli Alitalia al giorno dall’aeroporto dal 1° aprile vorrà dire una netta contrazione di molte attività. «Non possiamo pensare alla sola dimensione lombarda, qui bisogna pensare al sistema aeroportuale del Paese».

Tantissimi gli interventi in quasi quattro ore, le voci individuali sono molte, ma sembrano il coro di una tragedia greca. Non manca ovviamente la confusione, di fronte ad una questione di grande complessità; trovare il bandolo della matassa è un’impresa. Fra i delegati c’è chi chiede di cercare misteriose "terze vie" tra la minestra Air France e la finestra del fallimento di Alitalia, di fronte ad un aut-aut passato (molto) sopra le teste degli interessati. Spuntano anche critiche all’azione sindacale – «nemmeno uno sciopero, fino ad ora – bisogna reagire, parlare già di ammortizzatori sociali è aver accettato scelte altrui»… E saltano fuori i problemi eterni del precariato, delle paghe da morti di fame, del parcheggio da pagare (salato)… per il privilegio di venire sfruttati. 

I delegati manifestano l’urgenza assoluta di agire, di contrastare lo spettro del declino di quello che è stato millantato per anni come un hub, salvo poi riconoscere «che non lo è stato mai», e di certo non lo sarà se l’unica compagnia che poteva renderlo tale – e non l’ha fatto – tira i remi in barca. I dirigenti provinciali e regionali cercano di ragionare, ma è un’impresa. Se Franco Turri, per la segreteria regionale Fimca-Cisl, propone di lavorare a stretto contatto con gli enti locali, Regione in testa, proprio il Pirellone viene linciato dagli interventi che vanno ad individuare le responsabilità pregresse della situazione e bollare le piazzate del centrodestra a difesa di Malpensa. «Qui si fa propaganda da parte di chi è pronto a mollare la bandiera non appena cambierà la direzione politica del Paese» commentava la Camusso. Parla di demagogia, e con particolare durezza, Osvaldo Bossi, oltre che delegato sindacale responsabile di zona per il PdCI. Dure legnate s’abbattono sulla Cdl, accusata di «strumentalizzazione politica e terroristica». «La levata di scudi è giunta proprio da chi per anni ha illuso: qui a Malpensa non è decollato un hub, ma solo inquinamento e precariato, ecco cosa chiamano "ricchezza e sviluppo". Air One? Che affidamento dà chi a luglio si ritira dalla gara lasciando Alitalia nelle peste, per poi lamentarsi sei mesi dopo quando subentrano i francesi?».

Anche altri ribadiranno che, chissà come, la Regione Lombardia, governata dalla stessa gente persino da prima che la Grande Malpensa sorgesse, non è mai responsabile: è sempre colpa del governo, e solo di quello attuale, come lo stesso centrodestra non avesse ampiamente governato in precedenza, senza risolvere in nulla i nodi e di Alitalia e di Malpensa. L’esasperazione è tanta. «Questo non è mai stato un hub» ribadirà Aldo Pignataro per la Fit-Cisl, «e la questione Air France viene da lontano, c’erano accordi con Alitalia già cinque anni or sono. ora nessun vettore può garantire da solo l’occupazione attuale di Malpensa, neanche Lufthansa… Chiedere gradualità nell’applicazione del piano industriale e dei tagli ai voli? Vedremmo esuberi al rallentatore, ma sempre esuberi. A questo punto ben venga lo sciopero generale, ma con occupazione dell’aeroporto». Ma ogni inizativa dovrà essere valutata, sia pure in tempi stretti, con un piano di mobilitazione condiviso: la Triplice sembra decisa a marciare a ranghi compatti.

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 24 Gennaio 2008
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