Ospedale, il piromane colpisce ancora

Sabato sera terzo "colpo" dell'incendiario. Zoia: "Stiamo prendendo provvedimenti; non diamogli troppa corda". La polizia indaga

Terzo incendio in una settimana all’ospedale di Busto Arsizio: e torna l’incubo di otto anni fa, quando un piromane si mise in azione minacciando il reparto maternità fin quando fu individuato e messo in condizione di non nuocere. Sabato sera verso le ore 23 il terzo episodio della serie, che ha decisamente cominciato a stancare. L’incendiario questa volta ha colpito infilando un sacco di spazzatura in un ascensore e dandogli fuoco. In pochi minuti il fumo si è diffuso: un dipendente, armato di estintore e spirito di servizio, si è fatto avanti e ha spento le fiamme.

Su questi fatti sta indagando il commissariato di polizia di Busto Arsizio. Gli agenti hanno raccomandato da tempo al personale che lavora al piano interrato, da dove si accede al padiglione, di chiudere alcuni ingressi da cui la notte si intrufolavano estranei (che continuano comunque ad arrivare) e comunque di eliminare la spazzatura e i materiali infiammabili di giorno, in modo da non lasciare esche per l’incendiario di turno. Da qualche mese vari locali sono stati chiusi a chiave: intanto, in attesa di novità e mentre in commissariato si seguono le varie "piste", al personale non resta che tenere alta la guardia, soprattutto nelle ore serali e nel fine settimana.Un singolo agente di polizia è presente presso l’ospedale, a turni e dunque non certo ventiquattr’ore su ventiquattro: il suo compito è essenzialmente raccogliere denunce e vigilare, nei limiti dell’orario di servizio, su quanto si muove e accade nel vasto compleso del nosocomio cittadino.

Il direttore generale Zoia, pur preoccupato, fra una riunione l’altra ha un motivo di soddisfazione: a spegnere le fiamme, prima dei pompieri, sono stati i dipendenti dell’ospedale, cosa di cui va giustamente orgoglioso. I sistemi anticiendio infatti ci sono e funzionano, e coi tempi che corrono, è quasi una notizia. «Non c’è il due senza tre… e il quarto vien da sè» si lascia scappare Zoia, «forse si sta facendo troppa pubblicità a quanto accade. Staimo prendendo provvedimenti che non vado certo a pubblicizzare, ma il mio ringraziamento va a quanti sono intervenuti: fanno non sono la loro parte, ma qualcosa di più. Ed è quello che vorrei da tutti: di certe cose che accadono in ospedale mi capita di accorgermi di persona, ma tutti dovrebbero porvi rimedio. Occorre la massima vigilanza, soprattutto adesso». Tra chi fa il di più c’è Michele Raimondi, tecnico elettricista, che sabato scorso è intervenuto, estintore alla mano, con un collega, nel primo incendio verificatosi. «Le fiamme non erano granché alte, ce ne eravamo accorti per il fumo. Non è stato difficile spegnerle con gli estintori a polvere e  con l’acqua» ci spiega.

Zoia, "pompiere" a sua volta, getta acqua sul fuoco di ogni speculazione: «La politica non c’entra» dice liquidando ipotesi circolate anche sulla stampa. «Certo mi preoccupa un clima generale che vedo nel Paese, dove si vede la pagliuzza nell’occhio altrui dimenticando la trave nel proprio»: messaggio criptico che lasciamo ai destinatari. «Resto dell’opinione che a causare gli incendi sia stato un malato di mente, come otto anni fa. ».

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Pubblicato il 14 Gennaio 2008
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