Che sarà dell’ex mostra del tessile?

Nata nel dopoguerra per ospitare la Mostra Internazionale del Cotone, la struttura è oggi in disuso: le diverse ipotesi di utilizzo

L’intenzione di discuterne insieme c’è: resta da capire cosa effettivamente Castellanza, Busto Arsizio e Legnano vogliano o possano fare dell’ex Mostra del Tessile. La posizione del sito è strategica: a cinque-dieci minuti di code e semafori
dall’Autolaghi, vicina a Malpensa e a Milano. Trasferita a MalpensaFiere la funzione di polo espositivo, si è parlato di mantenere le strutture, ristrutturandole opportunamente per scopi sportivi, ma è solo un’idea fra le tante. Su quei trecentomila metri quadri ci si può sbizzarrire: ci starebbe di tutto, anche un campus universitario, volendo – se solo ci fosse una domanda sufficiente. Considerando poi che d
all’ex sito fieristico i confini di Busto Arsizio e Legnano distano cinque minuti a piedi, quindi più Alto Milanese di così non si può, se mai dalle buone intenzioni sul coordinamento territoriale si passasse a una vera unificazione dei tre Comuni, anche un municipio nuovo di zecca (visto che di Provincia non si parla più) qui ci starebbe a meraviglia. Ma potendo cambiarvi destinazione, l’area sarebbe eccezionalmente appetibile soprattutto per l’edilizia residenziale, affamata di terreni sempre più rari e introvabili – tanto più con la nuova Esselunga bell’e pronta a cento metri, e il verde attrezzato del Parco Alto Milanese a due passi.

Tornando con i piedi per terra dalle fantasie urbanistiche, la realtà odierna è quella di un allucinante Deserto dei Tartari… dove i tartari, sotto forma di ragazzi scatenati, questo weekend sono arrivati davvero, lasciandosi dietro l’equivalente di una Pompei postmoderna, tra cartacce, bottiglie e residuati ludici vari. Non che prima la situazione fosse molto migliore: le cancellate erano già tanto malridotte che in un punto ad alcuni giovani è stato possibile tirarne giù almeno una sezione, e la fatiscenza degli edifici data da anni di totale abbandono – gli ultimi vaghi ricordi sono, guarda caso, di manifestazioni musicali a Carnevale, una decina d’anni fa.

Il sito attuale della ex Mostra fu prescelto negli anni dinamici del dopoguerra e del miracolo economico per ospitare la Mostra Internazionale del Cotone, del rayon e delle Macchine Tessili, cha alla sua "prima", nel 1951, era stata inaugurata dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi nell’allora sede di via Dante (scuole Facchinetti). I fondatori della fiera erano gente come il banchiere Benigno Airoldi, gli industriali Antonio Tognella, Carlo Schapira ed Enrico Candiani, il sindaco Giovanni Rossini, i parlamentari Cipriano Facchinetti, Morelli, Tosi. Era il tempo in cui i bustocchi e i loro vicini "volavano alto", tanto da rifondare Malpensa come aeroporto civile dal campo di volo butterato di crateri che la guerra aveva lasciato. Il tempo in cui i "maggiorenti" erano anche "lungimiranti", per usare un aggettivo caro all’attuale primo cittadino bustocco.

Qui e ora, più che "guardare lontano" al futuro, si sospira "guardando lontano"… al passato, un vizio comune, per ragioni eguali ed opposte, a destra e sinistra, orfane entrambe di un’epoca eroica, o forse solo figlie di una società disperatamente vecchia come quella italiana. L’ex Mostra del Tessile tocca una corda, dicamo così, sentimentale: era un gioiellino di cui Busto Arsizio, quale "metropoli" fondatrice, si fregiava con orgoglio. Vi si esibivano le ultime produzioni del settore produttivo che storicamente ha fatto (oltre che vestito) la città, in una piccola epopea di provincia fatta di lavoro, risparmio, investimenti. Oggi è andato perso il primo, c’è poca propensione al secondo e a detta di molti non c’è molta voglia di sborsare per i terzi, a meno che non garantisca la cornucopia pubblica.

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Pubblicato il 19 Febbraio 2008
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