Comunità montane in bilico, si avvicina il 30 giugno
Ancora nessuna nuova dal consiglio regionale lombardo in merito al riordino delle comunità montane. A rischio i 4 enti varesotti che chiedono una legge proroga
Risale la tensione all’interno delle 4 comunità
montane varesotte in vista di una data che appare fatidica per questi 4 enti e
per altre 9 comunità montane sparse per la Lombardia. Il 30 giugno, infatti, è
il termine ultimo fissato in finanziaria dal governo alle Regioni per decidere
cosa fare degli enti che non rientrano più nella definizione di montanità ma
che potrebbero essere salvati se il Consiglio Regionale saprà apportare un
risparmio quantificato in 2,8 milioni di euro. I 4 presidenti Marco Magrini per
la Valcuvia, Ido Locatelli per le valli del Luinese, Maria Sole de Medio per la
Valganna Valmarchirolo e Ivan Andreoletti per la Valceresio si sono ritrovati
oggi lunedì 18 febbraio con la stampa nella sede varesina della Regione per lanciare un appello al consiglio
regionale affinchè decida cosa fare. «Nonostante in molti in consiglio si siano
espressi a favore del mantenimento degli enti che rappresentiamo – hanno detto
i 4 presidenti – ancora nulla ci è stato comunicato in merito alla scadenza del
30 giugno che è ormai alle porte».
I 4 presidenti hanno sottolineato l’importanza di
questi enti in un territorio montano e formato perlopiù da piccoli comuni che
hanno bisogno di un ente sovracomunale che li unisca per poter captare
finanziamenti soprattutto europei e regionali fondamentali per poter vivere
ancora in un’ottica di sviluppo. Locatelli ha ricordato il marchio dop per la
formaggella del Luinese, magrini ha sottolineato le performance del ciclo dei
rifiuti gestito da comunità montana, la De Medio con Locatelli hanno portato
all’attenzione la banda larga con i progetti wireless e via dicendo. Di
progetto in progetto i risultati sono stati tanti «ed è chiaro – ha detto
Andreoletti – che non si tratta di un problema di seggiola».
La proposta che a due mesi dalla scadenza fanno i 4
presidenti è quella di posticipare, tramite una legge ponte che allunghi i
tempi di un anno, la legge regionale che dovrebbe riordinare gli enti montani
in modo da non lasciare nell’incertezza ancora le comunità montane minacciate
di chiusura e nel frattempo creare una buona legge che metta in atto quei
risparmi richiesti dalla finanziaria. Per il primo anno, secondo le comunità
montane, dovrà essere la regione a coprire il taglio richiesto dal governo. Intanto
in Regione è stato acquisito tutto il materiale riguardante le attività e i
progetti che le comunità montane hanno messo in atto negli ultimi anni per
valutarne il peso e l’incisività sui territori di appartenenza mentre il tempo
inesorabile scorre. Alla fine arriva la battuta finale di Magrini che
sottolinea il silenzio di questi giorni da parte anche dei consiglieri eletti
in provincia di Varese:«Non vorremmo che con la tattica del silanzio si voglia
far morire le nostre comunità montane».
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