Rianimatore del Circolo, ventesimo miglior ricercatore al mondo

Paolo Pelosi,dal 1999 professor associato dell'Insubria, è tra i miglior scienziati nel campo della ventilazione

È il ventesimo miglior ricercatore al mondo nel campo della terapia intensiva e rianimazione. Prima di lui un solo altro italiano, il suo maestro Luciano Gattinoni al diciannovesimo posto, un francese e uno svizzero, in una classifica quasi totalmente a stelle e strisce. 
Lo scienziato è Paolo Pelosi, medico anestesista e rianimatore, professore associato presso l’ Università degli Studi dell’ Insubria, nel Dipartimento Ambiente, Salute e Sicurezza diretto dal Professor Giordano Urbini.

L’importante risultato internazionale è legato alle sue innumerevoli pubblicazioni, ma, soprattutto, alla qualità delle riviste su cui ha pubblicato, tra le più prestigiose nel campo della terapia intensiva, rianimazione ed anestesiologia. I suoi studi si incentrano sulla valutazione della meccanica respiratoria in corso di anestesia generale ed insufficienza respiratoria acuta, sviluppo di tecniche innovative di assistenza ventilatoria meccanica, studio della  funzione polmonare in pazienti critici mediante Tomografia Assiale Computerizzata ed altre tecniche di immagine, condizionamento dei gas-inspirati durante ventilazione meccanica e la ventilazione non invasiva nei pazienti con severa insufficienza respiratoria acuta. 

«Ho iniziato molto presto a sapere cosa volevo diventare – racconta Pelosi, seduto alla scrivania dello studio ospitato nel nuovo monoblocco del Circolo, al Servizio di Anestesia B – A ventiquattro anni mi sono laureato e, spinto dall’entusiasmo contagioso del Professor Gattinoni, sono andato all’estero a fare esperienza. Quella è stata veramente la chiave di volta. Conoscere l’ambiente internazionale mi ha dato modo di stabilire rapporti di amicizia e di lavoro con molti colleghi all’estero, rapporti che oggi mi tornano utili per avviare i miei lavori di ricerca». 

Proprio la scorsa settimana il Professor Pelosi era a Dresda, per valutare i dati di uno studio sperimentale, da lui condotto insieme con colleghi tedeschi, riguardante un nuovo tipo di assistenza respiratoria meccanica che permetterebbe di ottenere una migliore efficienza nel trattamento dei pazienti con grave insufficienza respiratoria acuta, migliorando l’interazione del paziente con il ventilatore meccanico: «Poter calibrare la giusta pressione al momento dell’inalazione comporta un miglioramento della funzione polmonare e minor fatica per il soggetto a respirare. In un prossimo futuro potremo applicare questa tecnica innovativa di ventilazione meccanica ai pazienti critici, confidando in risultati estremamente positivi».

Il Professor Pelosi ha introdotto, da alcuni anni presso l’Ospedale di Circolo di Varese, uno speciale casco, per la assistenza respiratoria non invasiva dei pazienti con severa insufficienza respiratoria, che permette di evitare nel 50% dei casi la intubazione endotracheale in varie condizioni cliniche: « Ho contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo tecnico di questo nuovo strumento clinico tramite valutazioni di laboratorio, sperimentali e cliniche effettuate presso la nostra Università ed Ospedale».

Il Professor Pelosi trascorre vari periodi dell’anno all’ estero, dove ha attivato numerose collaborazioni per la ricerca sperimentale e clinica, ed è invitato a numerosi convegni e riunioni quale esperto di ventilazione meccanica nel campo della terapia intensiva e rianimazione: «Fare ricerca all’estero è fondamentale per un ricercatore di livello internazionale. Comunque, anche all’ Università degli Studi dell’Insubria ho avviato ottimi rapporti di collaborazione, in particolare con la Professoressa Daniela Negrini esperta a livello internazionale nel settore della fisiologia respiratoria che attualmente dirige il Laboratorio di Fisiologia Umana presso la nostra Università. I nostri studi sperimentali riguardanti gli effetti della ventilazione meccanica sulla struttura polmonare potrebbero avere interessanti ricadute in campo clinico ed in particolare nella ottimizzazione della ventilazione meccanica in corso di anestesia generale. Al fine di mantenere tali collaborazioni, un notevole impegno è rivolto al reperimento di fondi per la ricerca sia a livello nazionale che internazionale. Tuttavia lo sforzo maggiore risulta essere quello di conciliare le attività di ricerca sperimentale e clinica con la attività di assistenza in reparto, un momento di relazione con i pazienti che ritengo comunque indispensabile per poter produrre ricerca di qualità». 

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Pubblicato il 21 Febbraio 2008
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