“Salviamo la Madonnina”

Il comitato contro la scelta di edificare in zona 40 alloggi di edilizia residenziale pubblica ha raccolto già circa 850 firme


La “Madonnina”, una piccola cappella votiva ottocentesca ricavata in una zona boscosa al limitare di Castegnate, sul bordo della vallata dell’Olona, rischia l’assedio del calcestruzzo. Lo denuncia da qualche tempo il Comitato Salviamo la Madonnina, costituitosi il mese scorso per protestare contro la variante urbanistica votata dal Consiglio Comunale il 26 novembre scorso e che prevede l’edificazione in loco di 40 appartamenti di edilizia residenziale pubblica. Si tratta di spazi abitativi che andranno a sostituire quelli dei "palazzoni" di via San Giulio, strutture cariche d’anni e in stato non buono, abitate da un centinaio di persone, perlopiù anziani soli. L’intento di trovare soluzione all’annoso problema delle case popolari
di Via San Giulio è apprezzato da tutti, meno la soluzione decisa dal
Consiglio. Un comitato "Salviamo la Madonnina" si è quindi formato nel
mese di gennaio, guidato da Gaetano “Tanino” Castiglioni, Tarcisio Frigoli e Gigi Croci, iniziando a raccogliere a Castegnate (senza neppure varcare
l’Olona) firme che hanno raggiunto il numero di circa 850 e saranno
quanto prima depositate. Ieri, lunedì 11 febbraio, è scaduto il termine
per la presentazione delle osservazioni ed opposizioni alla delibera,
come disposto dalla legge. Ben otto le osservazioni nel merito inviate dal comitato, che chiede al consiglio di tornare sulla sua decisione e ripensarci.

È stato con il taglio del bosco di robinie che occupava la zona che i residenti hanno realizzato la valenza della variante urbanistica, che ha modificato la destinazione voluta dal PRG da area di servizio e quindi non edificabile, ad area destinata ad edilizia pubblica. Una scelta che secondo il comitato è "forzata, infelice e fonte di degrado del territorio", passata sopra la testa di molti, anche di qualche consigliere comunale, e che ai promotori della raccolta di firme sembra assunta in fretta e furia. I quaranta alloggi popolari occuperanno poco più di 2.000 mq al centro dei quali sta proprio la piccola cappella della Madonnina, che si troverebbe ad essere oggetto di un cambiamento "devastante" dei propri dintorni, con la perdita di un luogo caratteristico della vecchia Castegnate. Il Comitato intende fermare l’operazione urbanistica: ciò a tutela di un’area che fra l’altro sorge a ridosso di un campo sportivo, uno dei primissimi nella zona in erba sintetica, con tutti i problemi di "convivenza" che ciò porrebbe (chiasso, illuminazione, ecc.), e in una zona che si rileva problematica anche per viabilità e carenza di spazi a parcheggio. Si vorrebbe privilegiare un altro tipo di scelta, sia essa quella di tentare un restauro complessivo dei "palazzoni" di via San Giulio – che avrebbe i suoi costi, comunque, sembra, non superiori ad una nuova edificazione – oppure quella di individuare altre aree (le varie via Ponchielli, Piave o Rescalda tra le possibilità proposte) da recuperare in chiave residenziale. Inoltre, si rileva, il consiglio comunale non ha neppure deciso di rendere area standard, non più edificabile, quella attualmente occupata dai "palazzoni", a ridosso dell’Autolaghi.

Viene contestato in generale il modo di procedere dell’amministrazione Farisoglio, con varianti urbanistiche che, in attesa del nuovo PGT, difficilmente pronto prima del 2009, poco a poco alterano il precedente PRG (la variante di Via Madonnina interessa un’area precedentemente destinata a servizi) in una sorta di navigazione a vista senza ancora un disegno coerente alle spalle. E anche questa, con la recente e già vexata quaestio della centrale a olio di palma all’ex Agrolinz, grava come un punto di domanda sospeso sul futuro urbanistico di Castellanza, che ha di fronte sfide importanti, come la ricostruzione del tessuto del fondovalle Olona.

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Pubblicato il 12 Febbraio 2008
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