“La banda”, in prima visione al Miv
Il Multisala Impero di Varese ospita il film d'esoridio di Evan Korilin
Continua la programmazione de “La banda”, la pellicola di Evan Kolirin. Il Multisala Impero di Varese, da venerdì 28 e per un intera settimana, ospita nella sala Urano (orario eriale 17.40-20.00-22.20 – sabato e domenica 15.20-17.40-20.00-22.00) il film girato tra Francia e Israele in prima visione.
La trama racconta di una piccola banda musicale della polizia egiziana che giunge in Israele per suonare ad una cerimonia, ma a causa della burocrazia, della sfortuna o per qualche altra ragione, i componenti sono arrivati all’aeroporto senza trovare nessuno che li aspettasse. Fatalmente essi si recano nel paese sbagliato, dove non esiste alcun centro culturale arabo, un villaggio nel deserto del Negev, dove tuttavia vengono ospitati per un’intera notte da una giovane donna e da un suo amico, che gestiscono un bar ristorante.
Su un canovaccio apparentemente semplice il giovane filmaker israeliano Evan Kolirin, alla sua prima prova registica, accolta entusiasticamente all’ultimo Festival di Cannes, abbraccia con maturità di stile (si veda innanzitutto la suggestiva e quindi mai banale composizione delle immagini) e leggerezza di toni, la poetica del reale,espressa attraverso un segmento di realtà: l’incontro casuale tra persone di lingua e cultura diverse, apparentemente lontane, in realtà accomunate dalla medesima condizione umana. Ma ciò che chiamiamo leggerezza, in questo caso, altro non è che lo sguardo profondo, capace, con umiltà, di rivelare l’abisso di solitudine e di speranza esistente nei personaggi del film, persino in quelli più secondari. La musica, di cui la banda stessa è portatrice, può essere letta come la metafora auspicabile della ricerca di un’ardua, ma non impossibile armoniatra gli uomini, ossia di un linguaggio ancora capace di comunicare oltre i conflitti, e le barriere sociali e culturali. E poi l’altro tema: l’amore come elemento riconciliatore tra passato e presente, come forma e materia che lenisce il dolore. La verità del film risiede tutta nei dettagli, nel sottile montaggio degli eventi che si svolgono durante la notte, nei primi piani dei personaggi la cui stanchezza rimanda ad un altrove invisibile lasciato all’intuizione e all’immaginazione dello spettatore. Uno di quei pochi film necessari, che sembrano fatti per opporre resistenza alla volgarità del mondo, oppure, come diceva Hannah Harendt, alla “banalità del male”.
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