Aspesi: “È ora di cambiare, anche a Varese si può fare”
Il candidato presidente della Provincia di Varese per il Partito Democratico e l’Italia dei Valori si presenta
Mario Anastasio Aspesi è il candidato presidente della Provincia di Varese per il Partito Democratico e l’Italia dei Valori. Cinquantanove anni, sposato e padre di due figlie, manager e sindaco a tempo pieno di Cardano al Campo, ci prova per la seconda volta a meno di otto mesi dalla sconfitta contro Marco Reguzzoni.
Qual è il luogo della provincia che ama di più?
«La brughiera prima del Ticino, vicino a casa mia. Sono ricordi da bambino, quando andavo con l’oratorio il giovedì pomeriggio nelle gite organizzate da don Giancarlo Lombardi. Per me quei luoghi vogliono dire la natura, il verde, la merenda, il mastello con l’acqua e lo sciroppo ghiacciato. Oltre Malpensa poi, si sentiva il Ticino scorrere. Mi piacerebbe che altri riscoprissero quelle aree».
Nel caso venisse eletto, quale sarebbe il primo provvedimento che intende prendere?
«Dopo aver stretto la mano ai funzionari, indispensabili per il funzionamento dell’ente, convocherei i sindaci dei Comuni. Troppo spesso le difficoltà della Provincia sono dovute all’incapacità di capire la voce del territorio su temi specifici, l’acqua in primo luogo. Ascoltare le istanze è molto più utile che organizzare assemblee che non portano a nulla».
Parliamo di acqua.
«Sono per una società unica, non si può disperdere a spezzatino una risorsa così importante. Concentrare le competenze e lasciare i servizi sul territorio, ascoltando i bisogni che sono diversi da zona a zona. Certo, non è possibile che si sommino debolezze a debolezze, per questo è necessaria una regia superiore e forte. L’acqua è di tutti, bisogna che gli amministratori facciano in modo che tutte le fasi siano coordinate. Finora si è andati avanti a spot, sfogando gli appetiti delle singole società: bisogna fare l’interesse di tutti, insegnando contemporaneamente a non disperdere un bene primario fondamentale. Penso a tariffe a scalare a seconda del consumo, fermi restando livelli minimi garantiti per tutti».
Rifiuti. Ora sono smaltiti con camion che vanno fuori provincia. Ha soluzioni migliori?
«Va fatto un ragionamento dall’inizio alla fine del ciclo, le quattro “R”: ridurre i rifiuti, riutilizzare i contenitori e gli imballaggi, raccolta differenziata e rigenerazione. La nostra provincia produce
Strade. Un’arteria da rifare subito oppure uno snodo da migliorare?
«È un tema affrontato timidamente e a spot. Le rotonde sono servite e fludificare, non a risolvere i veri problemi. È la mobilità nel suo complesso a dover essere rivista. Alcune strade sono fondamentali, come
Scuole. Quali sono quelle che hanno più bisogno?
«Sono stati fatti tanti investimenti, non c’è dubbio. Alcuni istituti soffrono però del problema della mobilità: mancano i collegamenti con numerose scuole ad esempio Tradate e Gavirate, le carenze nel settore del trasporto pubblico sono notevoli. Per quanto riguarda l’istruzione in sé, credo ci voglia più glamour in alcuni settori, ad esempio l’aeronautico: ci sono grandi aziende, manca spesso però correlazione tra scuola e lavoro. Lo stesso vale per la formazione alla luce della novità nel mondo del lavoro: serve più attenzione e aiuto per chi dovrà necessariamente cambiare mestiere più volte nella vita e
Turismo. Che iniziativa si può fare per i Mondiali di Ciclismo?
Penso sia arrivato il momento per un salto di qualità più generale. Ci sono luoghi conosciuti a tutti, ma è la provincia intera ad essere appetibile per un nuovo modo di fare turismo. I Mondiali sono un’occasione importante: al momento manca una strategia complessiva che superi il piccolo cabotaggio al quale si è legati da troppo tempo. Mi auguro che la bici diventi il traino per una nuova cultura, che le due ruote tornino di moda non solo sportivamente parlando, ma anche come mezzo di trasporto, come avviene in tanti Paesi d’Europa».
Infine, uno slogan per convincere gli elettori?
«A Varese si può fare. L’occasione l’ha fornita l’ex presidente che è scappato a Roma, ora tocca agli elettori, specie a chi non ha votato otto mesi fa: è il 30 per cento delle persone che non ha votato noi ma nemmeno Lega. Il Partito Democratico è la vera, unica, novità».
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