Perseguita una donna per anni, gli tolgono la macchina
"Estremo rimedio" per un caso di stalking da parte di un malato mentale ai danni di una donna: "è mia moglie", ma neppure si conoscevano
Pedinamenti. Appostamenti. Frasi e apprezzamenti pesanti. Tamponamenti e speronamenti in automobile, palpeggiamenti e parole oscene. Tutto questo per quattro anni, senza che la legge, impotente, potesse concretamente mettere un freno a questo comportamento. È l’allucinante odissea vissuta per quattro anni da una donna residente in un Comune dell’area Malpensa.
I fatti: nel 2004 V.C., oggi 42enne, con acclarati disturbi psichici, si incapriccia di una ex vicina di casa con la quale mai vi era stato alcun tipo di relazione. Dato il suo stato mentale precario, si convince in tutta serietà di esserne il marito e inizia a perseguitarla, a compiere quello che con termine anglosassone si chiama stalking, un termine dalla forte connotazione negativa, adatto forse meglio a descrivere la caccia data da un assassino alla vittima che quella di un uomo a una donna. Ma per la vittima di questa storia la differenza non è poi così netta: sono mesi e anni di angoscia. Lui non è mai fisicamente violento nei suoi confronti, non la picchia mai, ma le è sempre addosso, pretendendo di riscuotere… in natura i suoi illusori "diritti coniugali". La segue ovunque, a piedi, in auto con la sua Panda, con cui la tampona, sperona e chiude nei parcheggi per poi palpeggiarla alternando dichiarazioni d’amore a richieste esplicite di sesso.
Nel 2006 per V.C. arriva la condanna presso il tribunale di Busto Arsizio per violenza privata e molestie, a due anni di carcere. L’uomo resta a piede libero e continua come niente fosse a molestare la sua vittima: arriva persino a pedinarne la figlia minorenne. La donna disperata lo ridenuncia, l’autorità giudiziaria, con le armi spuntate di fronte a un caso del genere, lo mette ai domiciliari imponendogli in seguito l’obbligo di cura e il divieto tassativo di mettere piede nel Comune di residenza della donna. Nel frattempo una perizia psichiatrica dichiara V.C. incapace di intendere e volere, con tutte le conseguenze del caso. Ma non finisce qui: l’uomo, oltre ad essere come sì è visto fin troppo capace di volere, a quanto pare intende benissimo (quel che dice la psichiatria è altra storia, buona per i tribunali), tanto da prendere la sua Panda e andare a molestare la "sua" donna non più nel Comune di residenza, bensì… a Gallarate, dove la vittima lavora. A questo punto è di nuovo la magistratura ad intervenire, con l’estremo rimedio: data l’incapacità di intendere e volere il carcere è escluso, e i reati compiuti "non sono abbastanza violenti" da meritare la reclusione in ospedale psichiatrico. Di conseguenza, si provvede a sequestrargli l’automobile e togliergli la patente, appiedandolo a casa sua. Col che, per ora, la faccenda è risolta, in attesa che l’uomo riprenda lo stalking muovendosi in bicicletta. Restano la follia d’amore di un uomo dalla mente turbata, una donna terrorizzata e un vuoto legislativo da colmare. Il reato di stalking è infatti previstod a un ddl approvato dalla Commissione Giustizia della Camera lo scorso gennaio, ma tuttora in attesa che il prossimo Parlamento lo introduca nel codice penale.
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