Dirigente al lavoro col cane, bagarre in consiglio comunale
Il sindaco difende la dirigente dall'interrogazione di D'Adda (PD): "Il cane è educato e certificato, poi ci ha aiutati a sgomberare Villa Calcaterra dagli abusivi..."
Momenti grotteschi ieri sera in consiglio comunale per la vicenda della dirigente comunale che si reca al lavoro con il cane sollevata da Erica D’Adda del Partito Democratico. La rappresentante del PD chiedeva conto di questa strana consuetudine, verificata di persona insieme al segretario di un partito di maggioranza, oltre che del ritardo con il quale la dirigente era stata vista giungere in Municipio – "ore 11 del mattino con cane (pastore tedesco?) al seguito" recitava il testo dell’atto. Il sindaco Farioli non ha esitato a prendere le difese della donna, responsabile del settore opere pubbliche. «Sia chiaro che non è vero che qui si arriva alle 11 per andarsene alle 14…» precisava, e ci mancherebbe: il ministro Brunetta e il professor Ichino, crociati bipartisan contro i fannulloni, chi li terrebbe più? Date le caratteristiche particolari del lavoro dei dirigenti, che non timbrano necessariamente il cartellino e di cui comunque si valuta la qualità prima che la quantità, argomentava il sindaco, ci può stare che episodicamente si veda chi magari era impegnato a visitare cantieri o interventi vari entrare in comune ad orari in apparenza non confacenti.
Ma è sul cane della dirigente che si arriva a momenti involontariamente comici. «È un cane tedesco» ha dichiarato Farioli, e quando la stampa stava già pensando all’intervista e cercava un bassett hound che facesse da interprete attraverso l’inglese, precisava poi meglio che trattasi di cane «di razza tedesca» (ariana? ndr). Il primo cittadino non è esperto di cani: ammetterà anzi onestamente di averne timore: «quando avevo dieci anni sono stato morso…» In questo è, ahinoi, in buona compagnia.
L’Asl, afferma il sindaco, garantirebbe che il fatto di tenere un cane in ufficio, oltre a non creare particolari problemi igienico-sanitari, non lederebbe neppure i rapporti personali di lavoro – a patto beninteso che la "belva", di taglia notevolissima a detta di chi l’ha vista, non finisca sulla strada di qualcuno che teme questi animali – come appunto il sindaco. La dirigente si sarebbe procurata la compagnia dell’animale, riferiva Farioli, a seguito di uno spiacevole episodio personale in cui era incorsa anni fa, e dunque per difesa. «Il cane ha certifcati di educazione e difesa personale»: non è insomma un cane qualunque, ha i galloni. Tanto da essere stato valoroso protagonista dello sgombero di Villa Calcaterra dagli abusivi, quando la sua presenza fu, a sentire il primo cittadino, assai utile nel mettere in fuga gli stranieri infrattatisi nella nobile struttura sinaghina, abbandonata senza destinazione da anni.
Di fronte agli sghignazzi striscianti in aula, Farioli si inalberava: «Chi ride non ha sensibilità nei confronti delle donne e del loro bisogno di sicurezza». Tesi cui prontamente replicava D’Adda ricordandogli di essere donna pure lei e di conoscere benissimo le problematiche relative. «Non fingiamo di non capire, è questione di rispetto del ruolo che si ricopre, dei colleghi e dei cittadini» sostenva la consigliera. «Qui c’è chi si porta al lavoro il cane, ma io conosco molte donne che lavorano, anche qui, e non possono portarsi al lavoro non dico il cane, ma i propri bambini. Forse perchè non hanno i certificati di buona educazione?» D’Adda ha espresso umana comprensione per la dirigente e i traumi che può avere subito in passato, ma è tornata sul fatto di Villa Calcaterra: «Quando c’è un problema di ordine pubblico non si chiama il cane di una dirigente, ma la Polizia Locale…»
«Roba da Gabibbo» commenteranno le solite malelingue fra il pubblico.
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