Polizia Locale come l’agnello sacrificale
Il sindacato della polizia locale di Varese risponde ad un articolo sui lavavetri pubblicato su un noto quotidiano locale
Riceviamo e pubblichiamo
Con stupore e disappunto, la scrivente Organizzazione Sindacale ha letto l’articolo pubblicato sul quotidiano “La Provincia di Varese” del 25 aprile 2008 a firma di Francesca Manfredi dal titolo:“Lavavetri, Varese ha gettato la spugna, automobilisti presi d’assalto agli incroci della Città Giardino…… MA LA POLIZIA LOCALE LASCIA CORRERE…”, “la Polizia Locale per il momento non interviene e il disturbo per gli automobilisti prosegue senza alcun ostacolo”.
Orbene, preso atto che siffata tecnica giornalistica è ben lungi dall’essere un asettico ed imparziale resoconto della situazione di fatto, laddove unico tema è l’enfatizzazione dell’allarme sociale che i “lavavetri” destano nell’utenza, sottintendendo a problemi di sicurezza pubblica e, in negativo, all’assenza della Polizia Locale, appare altresì dimentica delle molteplici dinamiche attinenti alle problematiche legislative, ai ruoli chiamati a svolgere in via principale dalle varie forze di Polizia dello Stato e alle vicissitudini politiche interne all’ente locale.
Come volevasi dimostrare, unico comun denominatore è: Polizia Locale, agnello sacrificale, quale unica e vera colpevole della problematica “lavavetri” !
E’ doveroso ricordare che in via principale, in tema di prevenzione dei reati, i compiti di pubblica sicurezza, così come disposto dal R.D. n. 773/31 (T.u.l.p.s.) e della Legge n. 121/81, spettano alla Polizia di Stato e in subordine all’Arma dei Carabinieri e al Corpo della Guardia di Finanza.
Al Sindaco, tali funzioni spettano soltanto nei Comuni ove non abbia sede un Commissariato di Polizia di Stato o una stazione dei Carabinieri e in ogni caso in subordinazione al Prefetto.
In ossequio a quanto disposto dalla Legge quadro n. 65/86 sulla Polizia Municipale, quest’ultima collabora con le altre forze di polizia dello Stato solamente in forma ausiliaria in tema di pubblica sicurezza.
L’accezione “ausiliaria” introdotta appositamente dal legislatore ha come scopo quello di stabilire precisi compiti, nei rispettivi ambiti di competenza, senza accavallamenti di questi ultimi.
La Polizia Locale, rivestendo la qualifica di polizia giudiziaria interviene in tutti i casi di repressione dei reati, ossia, quando questi si stiano per consumare o si siano già consumati.
A parere della scrivente Organizzazione Sindacale, gran parte della problematica avrebbe dovuto essere portata a conoscenza del Prefetto di Varese quale titolare dei poteri di prevenzione, repressione ed eventuale espulsione (in collaborazione con il Questore) dei lavavetri responsabili delle situazioni contingenti anche in collaborazione con la Polizia Locale, ma non in via esclusiva di quest’ultima.
L’attività di accompagnamento coatto di persone extra comunitarie prive di documenti di riconoscimento presso gli Uffici di foto segnalamento, nella città di Varese deve obbligatoriamente espletarsi presso il gabinetto tecnico della Questura, struttura medesima da cui dipende il personale della Polizia di Stato titolare dei compiti di pubblica sicurezza sopra accennati.
Al di là dei regolamenti di polizia urbana dell’Ente locale, che certamente nulla possono davanti a problematiche di tale natura, non va tra l’altro dimenticato il contesto politico che recentemente si è creato in seno alla Giunta comunale di Varese.
E’ notizia della settimana scorsa che il Sindaco del Comune di Varese, mediante decisione unilaterale, ha proceduto alla destituzione dell’Assessore alla Sicurezza per fare posto ad un novizio ventinovenne il quale ben presto dovrà dare prova sul campo di buona gestione della problematica.
Dovrebbe quindi balzare agli onori della cronaca il fatto che, attualmente, la Polizia Locale di Varese risulta priva di un raccordo di indirizzo politico di tipo assessorile.
Si pensi, con le dovute proporzioni, che, per analogia assonante, è come se la Polizia di Stato rimanesse orfana, seppur temporaneamente, della figura del Questore.
In ultimo, in merito alla dinamica di tipo legislativo, è doveroso ricordare ai non addetti ai lavori che “l’accattonaggio non molesto”, con la depenalizzazione prevista dagli articoli 154 e 155 del testo unico leggi di pubblica sicurezza (T.u.l.p.s.), non è più reato.
A parte ciò, è ancora più doveroso ricordare la precaria situazione lavorativa in cui versa il personale della Polizia Locale di Varese che da tempo, è costretto ad operare in deficit di organico, stante l’assenza di concorsi per l’ assunzione di nuovi agenti, senza i necessari strumenti di autotutela (ad es. bastone distanziatore – spray irritante ecc….) e delle previste divise operative, rendendo così inapplicabile una fattiva operatività nell’ ambito della sicurezza.
Solamente grazie al sacrificio degli operatori è possibile garantire ad esempio, alcune volte, il servizio nella zona delle Stazioni – UPIM che sovente viene espletato da uno o due agenti.
E’ proprio in virtù di questo spirito di abnegazione che il 25 Aprile u.s., nella via Dandolo a Varese, sotto agli occhi attoniti di un centinaio di persone, due pattuglie della Polizia Locale congiuntamente ad una pattuglia della Polizia di Stato, portavano in atto il fermo di due persone extracomunitarie sospettate di furto che al momento del controllo, davano in escandescenza, mettendo a repentaglio l’incolumità degli operatori di polizia e dei cittadini.
Preso atto di quanto sin qui motivato, si invita la testata giornalistica “La Provincia di Varese” a voler prendere atto che la scrivente Organizzazione sindacale di Categoria, oltre a ritenere non veritiero e gravemente tendenzioso quanto riportato nell’articolo redatto dalla Manfredi sulla Polizia Locale, considera gravemente anacronistico e fuorviante l’intero messaggio trasmesso ai lettori che sicuramente se da un lato lede, senza motivo, l’immagine della Polizia Locale di Varese, dall’altro nulla apporta di costruttivo nel rapporto tra l’istituzione e i cittadini.
Varese,30 aprile 2008
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