Graglia: “Niente enfasi, non c’è nessuna ripresa”
A margine della Giunta di Unione Industriali, il presidente commenta, amaramente, il dibattito in corso
“I toni enfatici, usati dai giornali, su una supposta ripresa a partire da aprile di quest’anno a commento delle recenti statistiche economiche sulla produzione industriale, sembrano fuori luogo”. Così Michele Graglia, Presidente dell’Unione degli industriali della Provincia di Varese, ai lavori della Giunta prima della pausa estiva. Se ad aprile, infatti, per l’Istat, c’è stata una piccola ripresa, per il Centro Studi Confindustria a maggio si è subito verificata una nuova flessione. “La verità – continua Presidente Graglia – è che, tra qualche alto e basso, continua ad esserci una situazione stagnante e così sarà anche nei prossimi mesi, a giudicare dagli ordinativi oggi in portafoglio”.
Del resto, anche i dati sulla situazione occupazionale in provincia di Varese non sono positivi. La domanda di cassa integrazione guadagni ordinaria è cresciuta nel mese di maggio di altre 455.115 ore, raggiungendo da gennaio la quota di 2.279.140 ore che rappresenta un incremento di 58 punti percentuali rispetto ai primi cinque mesi dell’anno 2007. Come già osservato anche nei mesi scorsi, si è in presenza di un peggioramento continuo che si riscontra in tutti i comparti e che, pur non riportandoci sui valori del 2005, segna però una preoccupante inversione di tendenza rispetto al miglioramento che si era registrato nel 2006 e nel 2007.
Moderatamente positiva, invece, la valutazione dei primi provvedimenti presi dal nuovo Esecutivo, che ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale varando subito, per quanto riguarda il tema dell’economia e del lavoro, il decreto-legge finalizzato a ridurre il prelievo fiscale sugli straordinari. Peraltro, la riduzione della pressione fiscale sugli straordinari è stata accompagnata dalla soppressione dell’esenzione fiscale sulle erogazioni liberali fino a 250 euro.
“E’ un po’ quello che era accaduto durante la precedente legislatura – è il commento del Presidente dell’Unione Industriali – quando il Governo, di opposto colore rispetto all’attuale, aveva ridotto le aliquote dell’Irap ma, contemporaneamente, ne aveva allargato la base imponibile. E’ la dimostrazione di quanto stretti siano i margini di manovra per impostare politiche economiche realmente incisive. L’enormità dello stock del debito pubblico cumulato in decenni di storia recente e la pesantezza del servizio del debito – conviene Michele Graglia – sono evidentemente un ostacolo ancora insormontabile. Tuttavia, non vorremmo che ciò significasse rinuncia ad avviare politiche finalmente di svolta”.
Un’altra osservazione positiva ha riguardato la circostanza che, nelle politiche di favore per le famiglie alle prese con l’aumento dei tassi bancari, il Governo abbia scelto la strada dell’accordo con il sistema bancario, anziché quella del varo di provvedimenti legislativi, ritenuti in questo caso non strettamente necessari. E’ una scelta, infatti, che si muove nel solco non solo dello sfoltimento della giungla normativa, ma anche della concertazione sociale. Un buon segnale.
“Capisco di meno invece – conclude il Presidente Graglia – l’idea di aumentare l’imposizione fiscale sulle imprese petrolifere per colpire gli extra-profitti, reali o supposti, derivanti dall’aumento dei prezzi energetici. E’ una scelta, infatti, che paradossalmente premia due volte lo Stato – il quale incassa dapprima più accise e più IVA e, poi, più imposte dirette sugli utili aziendali – quando invece il problema è quello di diminuire il carico fiscale sui prodotti petroliferi, i cui prezzi, sospinti sempre all’insù anche da una eccessiva imposizione tributaria, stanno strozzando il sistema economico”.
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