Viaggio in Bangladesh: l’arrivo a Dacca

Pubblichiamo a puntate un resoconto del viaggio del bustocco Stefano Marcora nella difficile realtà locale, accompagnato dall'amico Lucio, missionario laico del Pime

Con questo articolo avviamo una breve serie in cui pubblicheremo a puntate alcuni sintetici resoconti del viaggio in Bangladesh del bustocco Stefano Marcora, già presidente del circolo cittadino di Legambiente. Marcora, sociologo, formatore, si occupa di educazione ambientale, del sociale e di cooperazione internazionale: ha raggiunto il poverissimo Paese del subcontinente indiano per andare a trovare l’amico Lucio Beninati, missionario laico del PIME attivo nelle vicinanze della capitale Dacca, assieme al quale aveva già visitato tre anni fa alcune zone dell’India.

BD come Bangladesh. Sono arrivato ieri in un aereoporto scassato sotto il cielo afoso del monsone. La città è Dhaka con i suoi 12 milioni circa di abitanti. Ci accoglie Lucio con una volontaria bengalese psicologa che lavora nel progetto dei bambini di strada. Mentre Lucio si allontana per cercare e contrattare un ‘taxi’ , veniamo attorniati da bambini di strada curiosi e un signore molto allegro che succhia il betel.
Oggi pomeriggio, sotto una calura potente e umida, siamo andati a visitare uno dei luoghi dove questo gruppo di volontariato bengalese opera: New Market, un mercato dove si possono trovare tutte le cose che si desiderano. Qua circa una quarantina di bambini vive semi-totalmente abbandonata dai genitori, vendendo qualcosa e arraggiandosi per tirare a campare in tutti i modi. I volontari di questo progetto – al quale anche Lucio collabora – sono arrivati nel punto di ritrovo settimanale, hanno salutato i bambini e poi li hanno divisi in gruppi per farli giocare, sorridere con loro, dare qualche stimolo positivo. Anche io e Daniele abbiamo giocato con loro, facendogli fare dei giochi per i quali non c’era bisogno di conoscere la lingua locale.
Queste piccole creature con gli occhi già segnati dalle crudezze della vita dimostravano una allegria ed una fiducia verso noi adulti (gli stessi che li hanno abbandonati, che li maltrattano, li picchiano e li umiliano ogni giorno) sconcertante.   
Al ritorno abbiamo preso un bus sferragliante strapieno di gente che ad un certo punto si è fermato perchè non funzionava il cambio. Scesi, siamo poi saltati su alcuni risciò a pedali per arrivare a destinazione.

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Pubblicato il 01 Settembre 2008
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