“La scuola è un modello d’integrazione, perchè cambiare?”
Sono le classi ponte per gli stranieri a scaldare di più i manifestanti che questa mattina hanno protestato in Piazza Repubblica
«Se voi doveste mandare vostro figlio in Inghilterra per imparare la lingua, gli fareste frequentare una classe di italiani? Non penso proprio». Sono le classi ponte per gli stranieri a scaldare di più i manifestanti che questa mattina, in piazza Repubblica, hanno espresso il loro "no" contro la riforma Gelmini. «In provincia di Varese esiste un protocollo di accoglienza che funziona bene – spiega Marinela Cozma mediatrice culturale e rappresentante dell’Anolf -. Non capisco per quale motivo la Lega, che vuole essere il partito del territorio, non riesca a vedere ciò che funziona sul suo territorio. Accoglienza e integrazione sono due aspetti che devono essere vissuti non possono essere intesi come separazione».
«La società italiana sta cambiando e con essa anche la scuola – ha aggiunto Jaques Amani della Cgil -. Il numero dei cittadini non italiani è aumentanto. Per le famiglie immigrate la scuola è il primo luogo dove avviente un rapporto quotidiano. Per questo motivo possiamo sostenere che è il primo passo per l’integrazione. Essere diverso non deve portare a conflitti ma deve essere un’opportunità per la crescita degli individui. Non servono classi ponte o differenziate, l’integrazione si fa insieme».
«Gli episodi avvenuti nei mesi scorsi, mi riferisco alla vicenda delle sagome danneggiate e della ragazzina marocchina picchiata, devono farci riflettere – ha commentato la dirigente Margherita Giromini -. Abbiamo una scuola con un numero elevato di stranieri. Siamo riusciti a portare avanti l’integrazione rispettando le linee programmatiche del ministro Moratti che già avevamo contestato ma che oggi in confronto a quello che stiamo vivendo ci sembrano di un’apertura straordinaria».
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