“Siamo tutti Saviano”
Spuntano nella notte i manifesti di 52 giovani a sostegno dello scrittore anticamorra
“Se il caso di Saviano e di Gomorra ci mostra qualcosa, è proprio che il mondo della criminalità organizzata ha paura delle parole scritte e pronunciate in libertà. E questa paura è indubbiamente lo stimolo più forte perché tutti coloro che usano le parole continuino a farlo”.
E’ a partire da questa frase apparsa qualche settimana fa sul quotidiano spagnolo El País che cittadini italiani di ogni età, sesso ed estrazione raccolti spontaneamente in un blog (savianocontinua.blogspot.com) hanno scelto di manifestare la propria partecipazione alla lotta alla mafia in una curiosa quanto lodevole iniziativa: 52 poster di formato 70 x 100 apparsi nottetempo a Milano nella centralissima via San Vincenzo e raffiguranti 52 volti e altrettanti nomi diversi. Ma un unico cognome: quello di Roberto Saviano.
“Siamo vicini a tal punto a Saviano da prenderne persino il nome”: è questo il messaggio che Alfonso, Luigi, Chiara, Paolo, Claudio, Enea, Rossana e tutti gli altri giovani presenti sui muri che fronteggiano la scuola materna Ariberto vogliono trasmettere a chiunque si soffermi a guardare quei volti.
“La lotta alla mafia – spiegano dalle pagine del blog – non deve essere fardello esclusivo di magistrati, giornalisti, scrittori e forze dell’ordine. Noi vogliamo esserne parte, sentiamo già di farne parte, e questo gruppo spontaneo di individui ne è una piccola testimonianza. Perché queste azioni siano solo il punto di partenza di una coscienza sociale che vive e continua tutti i giorni.”.
E in effetti a poche ore dalla comparsa di questa iniziativa sono già moltissimi i messaggi di congratulazioni apparsi sul blog, e ancora più numerose le richieste di poter inviare la propria foto per estendere l’iniziativa in molte altre città d’Italia. “Credo nell’importanza della parola e della denuncia” scrive Chit, “siete la speranza di un domani” aggiunge Paolo, “io mi vergogno di essere meridionale grazie a ciò che la mafia ha costruito” ammette Valeria. E c’è poi l’amaro commento di Domenico, costretto a lasciare la città di Ercolano “perché non volevo far crescere mio figlio in un posto senza speranza per il futuro".
C’è poi chi già si sta informando per esportare l’iniziativa in molte altre città d’Italia, soprattutto al sud. Perché, proprio per dirla con Roberto Saviano e con gli amici del blog, “sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibile per considerarsi ancora uomini degni di respirare.”
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